monotonia

 

eppure basterebbe rovistare

al fondo delle tasche quotidiane

per trovare spiccioli di pensiero

omologato: gesti e parole

grida di dolore, imprecazioni.

forse per noia, per assuefazione

– ripetono un rosario le marie –

non si darà silenzio a udito

stanco di monotonia

 

(© 2012 Luciana Riommi)


canone a una voce

Canone a una voce

di Giovanni Baldaccini

*

Parlami dei tuoi sogni e dammi luce
i miei stanno sul ciglio della sera
afoni.

Sperduta tra visioni d’incostanza
nebbia vagava intorno a una lanterna.
Vento filtrava lembi di parole
minime.

A volte come forma che ristagna
sostano scalze pagine sfumate
aride

immerse dentro un mare prosciugato
appese a filiraggi della luna
o ali di farfalle sanguinarie
cadono

mentre mi spalmo verde nel mio affanno
frugando suoni e occhi d’irreale.
Creature dal profondo fanno eco
spandono

richiami di improbabili presenze
lontane irrinunciabili vicine
incerte e profughe come un lento andare
futile

tra i resti di un antico immaginario
sfogliando fogli profughi dal nulla
in cerca di una notte ancora viva
umida.

Parlami dunque dei tuoi sogni ancora
sorgenti di vociare di parole.
Parlamene – sono muto – te ne prego
anima.

 

(© 2012 Giovanni Baldaccini)


arriva

 

arriva, come di notte un sogno:

è là, così reale quant’è reale

il giorno se incide sulla pelle,

come un’estraneità dal fondo

della via – eppure stranamente

uguale – e ancora ti sorprende

atteso opportuno ripensare

la vecchia quotidiana identità

nei lineamenti strani, nella faccia

di chi immagina la sera

 

(© 2012 Luciana Riommi)


mi chiede spiegazione

m’interroga, mi chiede spiegazione

come se si sapesse cosa dire:

a me tocca l’inizio dell’azione

quando resta muto ad aspettare

e mi osserva con lo sguardo fisso

mentre continua a domandare.

se sapesse che cerco nelle righe

i segni   – virgole o spaziature –

di quello che non sanno le parole

forse mi aiuterebbe a decifrare

un senso che custodisce oscuro

al fondo, e tuttavia lo ignora.

non posso nemmeno immaginare

se è meglio che formuli o che taccia

quale che sia reciproca domanda

e se, nello spazio tra noi due,

debba comporsi fragile unità

o resti aperto un varco

 

(© 2012 Luciana Riommi)


a vista

 

 la via che conduceva i passi

all’indomani

– tra sapori d’acqua e scienza dei colori –

inclina verso riva sconosciuta

al temporale estivo:

         costeggia la durata di una goccia

là dove affiorano più umide radici

di un tempo lungo

disteso a germogliare

la varietà che è nata dal suo seme

mentre ripiega, forse per conservare,

attimi non dischiusi – cose perse –

fra resti corrugati: sulla corteccia

a vista le ferite

 

(© 2012 Luciana Riommi)


non-io

 

come un cielo piatto alla distanza

non ha rilievo

nella frequenza di segnali

muti

e tuttavia, se parla

– un’orazione invoca un altro dio –

al confine del suo bordo:

sordità.

con espressioni d’altro sulla faccia

e la postura – occasione di umiltà –

circonda i muscoli del collo – e la paura –

stringe le mani, il petto.

intanto gli occhi:

senza abitudine alla vista

se hanno goduto lunga cecità.

non-io:

soltanto per difetto, senza nome,

ma se non tu

chi darà nome all’io?

 

(©2012 Luciana Riommi)


non sai quando

 

curioso come stenti a ritrovarti

se il tempo si aggroviglia

– tra memoria e attesa –

e non ha più figura:

non sai quando

desiderare ancora

o ricordare

i passi

la prima volta che li sfiora il mare

 

(©2012 Luciana Riommi)


L’arte della fuga

L’arte della fuga

di Giovanni Baldaccini

 

Tra sospensione fluida: aggirarsi.

E il vento che sospinge in raffigurazioni non volute.

Casa di terra inedita occasione.

Scivolo.

 

Ricorderai come la vita fosse brulicante

d’attimi colmi d’improvvisazione

con l’aria che disegna desideri lungo scafi di voglie affusolate

e ciurme di sconcerto e meraviglia.

Barriti d’astrosatiri sguscianti su vascelli di lumeggiante assurdità

e galassie senza intralci temporali

dove la luce e il buio stanno insieme dando risalto al nulla.

Ricorderai la densità di un mondo scintillante di lanterne d’ansia

e brame elefentiache di vaghezza

draghi di fame d’anima cangiante quando declina il giorno che appiattisce

e la notte rilancia i suoi vapori tra la palude e il bosco.

Spande tra fili d’acqua fumo e spasmi nel respiro del sonno.

E le ciglia sfumate immaginali dense di caldo sogno.

Né tempo.

Ricorderai sussurri, temporali, immateriali vastità d’assenza.

Nuvole tavolozza rimestabile, tutti i volti del cielo.

E stelle.

Ricorderai scompensi non sanati e tuttavia flessibili.

Penombre diradate dalla luna e arcobaleni di notturna specie

di lucciole e falene balenanti.

Ricorderai il mio viso frastagliato da gocce d’acqua

e fantasie danzanti che dagli occhi sgusciavano le labbra

tese dal sale del mio mare  e il tuo.

Né tempo.

Non ne ho bisogno se ricorderai.


ringrazio

Image

se dell’amore non ha faccia

ma lineamenti veri

e segni

ringrazio

chi mi lascia fare

scivoli a precipizio e le salite

e l’insonnia dei pensieri

a immaginare

cosa occorra

– non costruisco case di mattoni –

per riparare i sogni

dalla pioggia

 

(© 2012 Luciana Riommi)


infans

 

curiosità

nei paraggi di un luogo sconosciuto

e la fatica, anche, di non dire:

comunicare a gesti d’espressione

il vuoto che riempie

bocca e mani

aperte

ad afferrare l’aria e l’illusione.

a proposito: riflettersi

nel vetro smerigliato

dello sguardo:

sono a pezzi! –

e non c’è colla

che rimetta insieme i cocci.

ma qualche volta

è lucidato a specchio:

allora gorgogliare sogni d’acqua

dalla gola,

inventare altri fiumi

e rivoli salati: subito prosciugato

come scarto, il dono.

stringendo i pugni:

domani proverò col mare –

 

(©2012 Luciana Riommi)


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