preveggenza

certe volte l’indulgenza servirebbe a non cadere
quando ti tremano le gambe per due punti di sutura
e un po’ di sangue sulle mani.
chiedevo indulgenza, come se fossimo lontani.

(10 ottobre 2019)

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Forse è stata preveggenza? 
Esattamente un mese dopo (11 novembre 2019) sono passata dal pronto soccorso alla sala operatoria per un intervento urgente e imprevedibile (il secondo nel corso del 2019). Sono stati ben più di due i punti di sutura... 
Ce ne è voluta molta di indulgenza per tenermi in piedi...
Non mi piace piangermi addosso, ma questa volta me lo dico: "poraccia, proprio non ci voleva".

passi

quasi coetanea al tempo della vita
e poi si è perso il passo.
quanti gradini sempre giù in affanno
e parole sfuggite a prese d'aria.
a che somiglia uno sguardo che non vede?
e un nome che darebbe da pensare
se appartenesse al tempo personale.
ma qualcuno ha pudore dei suoi passi.

maschere

non ho strumenti per far nascere un pensiero
e subito sprofonda.
tutta una vita a cercare le parole
e poi scoprire che trovo solo maschere
futili e necessarie
su questa nostra inerme nudità.



come se

sai quella commozione che ti prende
quant'è profonda, e l'anima
si strazia
lacera e ti fa a pezzi
come se un'improvvisa nostalgia
di cosa avrai perduto
quando credi di sentire cosa manca
come se fosse un sentimento vero.
ho conosciuto qui la crudeltà essenziale
essere come se o non essere dolore.


dis-order | dis-aster

il mio “disastro” oscuramente pre-visto, pre-sentito un mese prima (agosto 2013)…

leggere riflettere scrivere

Disorder-2

“Quando tutto è stato detto, resta da dire il disastro, rovina della parola, cedimento attraverso la scrittura, brusio che mormora: ciò che resta senza resto (il frammentario)”

[Maurice Blanchot, L’écriture du désastre, Paris, Gallimard, 1980, p. 58 (tr. it. La scrittura del disastro, Milano, SE, 1990, p. 47)].

Disorder-1

“Là dove sono solo, il giorno non è più che la perdita di un soggiorno, l’intimità col di fuori senza luogo e senza riposo.”

[Maurice Blanchot, L’espace littéraire, Paris, Gallimard, 1955 (tr. it. Lo spazio letterario, Torino, Einaudi, 1975, p. 17)]

(“dis-order”, fotografie ed elaborazioni di luciana riommi)

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tutti i nomi che vogliamo

e poi, tutti i nomi che vogliamo
ma non cambia la sostanza
di una memoria corta 
che non sa contare i vivi e i morti.
capita di sentire troppo stretta l'aria
nelle angustie della ridondanza:
quando la traccia non combacia col ricordo
come rispondo 
se mi chiedo io dov'ero?