passare

stasera, ascoltando Mahler, Bruckner, Wagner

passare
come passa il giorno nella sera.
guardarsi intorno
dall’assenza.

°

sembra che (non) sia niente
quel vuoto
che (non) colma le distanze.
eppure so che ha peso.

°

scendo ai piani bassi,
lontano dal frastuono.
dove non c’è poesia
nessuno che accompagni.

°

lo vedi? niente ti meraviglia,
non sai più giocare.
la fine deve esserci già stata.

 

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invisibile

 

 

sarei rimasta invisibile davvero
a ogni inopportuna indiscrezione
invece quel ritratto
inverosimile
a colori e  bianco e nero
ha lasciato tracce
di memoria: è ancora tutto qui.
so che è un diritto scomparire,
ma come esercitare su di me
il meccanismo dell’oblio?

 

 

Luciana Riommi

Oggi sono qui, nel “Giardino” di Cristina Bove.
Grazie.

il giardino dei poeti

Me-non è pietra, non è sasso

so che non è pietra, non è sasso
sento che batte, anche se un po’ incostante,
tra costole e altre ossa già invecchiate
comunque batte la sua vitalità,
ma non lo chiamo cuore,
la rima troppo facile è amore
e troppo spesso è la banalità.

come se poi la vita la sapesse il corpo,
teatro di pulsioni a metà strada
tra l’obbligo d’istinto  – che non sa –
e la coscienza  – un’ombra.
o la sapesse, la vita, quel teatrino
che ha già assegnato i ruoli alle comparse,
interpreti perfetti del copione
che non dà margine a nessuna libertà.
che a sapere della vita sia soltanto la passione?
ma lì, tra patimento e godimento
c’è sempre confusione.
per me pensavo al gusto d’incontrare,
semplicemente dire: io sono viva, e tu?

interferenza

mi vorrei scusare
di questa fastidiosa interferenza.
lo so, come si fa a sognare?

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rarefazione

da junghiana pentita
(ma hillmaniana non lo sono stata mai)

 

bisogna essere allenati alle partenze,
ai cambiamenti d’aria
se più fina –
e ovunque sia è più fina
quando dalla città
risali alla collina e un poco ti stordisce,
rarefatta,
corpo sottile senza densità.
se ci credessi – ma si sa che non ci credo –
direi che in quella forma evocativa
– quasi una nebbiolina –
si aggira ancora l’anima del mondo:
vecchia signora  – anima mundi
impegnativa,
che per carenza di concentrazione
il suo respiro è affanno.

 

volevo andare a vedere la partita

 

quando non c’era la tivvù, non mi credete?
c’è stato un tempo che non c’era la tivvù,
per mia fortuna c’ero. anche curiosa.
volevo andare a vedere la partita
allo stadio con mio padre e mio fratello
e invece no: tu sei una femminuccia
devi restare a casa con mammà.
ecco, fu allora che risposi, o forse lo pensai
– perché io da bambina ero educata –
ci credete davvero a ‘sta stronzata?
per quanto mi riguarda, non ci ho creduto mai.
da allora sono passati più di sessant’anni
quasi settanta ormai,
ma se mi guardo intorno è lo sconforto
quando mi sento dire:
e che al cinema o al bar ci vado sola?
è come quando studi un’altra lingua,
il femminismo dico,
non basta una corretta traduzione
o ripetere in coro frasi fatte,
devi pensare per davvero in quella lingua
se la vuoi parlare.