dis-order | dis-aster

il mio “disastro” oscuramente pre-visto, pre-sentito un mese prima (agosto 2013)…

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Disorder-2

“Quando tutto è stato detto, resta da dire il disastro, rovina della parola, cedimento attraverso la scrittura, brusio che mormora: ciò che resta senza resto (il frammentario)”

[Maurice Blanchot, L’écriture du désastre, Paris, Gallimard, 1980, p. 58 (tr. it. La scrittura del disastro, Milano, SE, 1990, p. 47)].

Disorder-1

“Là dove sono solo, il giorno non è più che la perdita di un soggiorno, l’intimità col di fuori senza luogo e senza riposo.”

[Maurice Blanchot, L’espace littéraire, Paris, Gallimard, 1955 (tr. it. Lo spazio letterario, Torino, Einaudi, 1975, p. 17)]

(“dis-order”, fotografie ed elaborazioni di luciana riommi)

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tutti i nomi che vogliamo

e poi, tutti i nomi che vogliamo
ma non cambia la sostanza
di una memoria corta 
che non sa contare i vivi e i morti.
capita di sentire troppo stretta l'aria
nelle angustie della ridondanza:
quando la traccia non combacia col ricordo
come rispondo 
se mi chiedo io dov'ero?

tessuti

non servono ricami da ornamento
né orli regolari all'ordine del giorno,
basterebbe la cimosa a garantire 
margini di errore dallo sfilacciamento.
ma le sensazioni del tessuto al tatto
bastano a dire della qualità?


l’eleganza

invecchiano le parole nel mio vocabolario
logore sui risvolti
sbiadite nel colore.

non invecchia e la chiamano eleganza
l'arroganza di un'idea di libertà.

chissà se la forma del silenzio
ha la sua geometria.


.

cinquant’anni di solitudine

«Il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine» 
(G.G. Marquez, Cent'anni di solitudine)

c'è chi si racconta storie di fantasmi
sai, quelle inesistenze senza identità
nella finzione scenica dell'empatia :
contro una solitudine indigesta
reclutare solitudini da compagnia.
ma in fin dei conti cinquant'anni di solitudine
sono soltanto la metà di cento.