Cos’era – Mark Strand

 

 

Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lasciò sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo ore, giorni. Era quello. Solo quello.

 

(in L’inizio di una sedia, a cura di Damiano Abeni,  Donzelli editore, Roma 1999)

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fotofobìa

 

IMG_0159 lampione

foto di luciana riommi

 

 

 

la strada si fa scura e quel lampione abbaglia

ma tu ricordami di andare ancora avanti

quando mi pare già compiuto il giorno

e ininterrottamente è notte

 

 

 

 

 

 

 


under construction

cinque anni dopo il mio silenzio ancora non è a casa…

leggere riflettere scrivere


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è costruire casa
per il silenzio che mi parla dentro




[foto ed elaborazioni di luciana riommi]



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assonometria

Assonometria

immagine di luciana riommi

 

colleziono polvere a ornamento

di tanta estraneità :

non mi somiglia questo tempo vuoto

in uno spazio bidimensionale

dove tutto è cosa

tutto è letterale.

perfino l’anima si perde

istupidita, a chiacchierare.             

cerco la mia strada per altrove

nei labirinti disadorni di un’assonometria.

 

 

 


succede

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immagine di luciana riommi

 

 

 

succede quando si strappa il tempo

e non c’è più da ricucire

memoria e attualità su margini sfilati :

chi ero, sono, sono stata

chi siamo, se troveremo un guado

 

 

 


pescatori di perle

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immagine di Jamie Heiden

 

 

 

nel finale cercano tutti una promessa d’infinito

è dio? oltre l’insignificanza di morire

oltre il tempo insoddisfatto della storia

 

– ma perfino il nulla ha un attimo di luce

solo passando qui

 

 

 

 

 


mi aspettavo

Lavanda-2

 

mi aspettavo fiori di lavanda
ma a quest’ora non so più se dire
fili di perle, primule, occasioni
c’è troppo vento e forse faccio danno
se raffiguro vecchie com_passioni
quando la rima suggerisce affanno.

L.-F. Céline

 

 

(1935) Lettera a Lucienne Delforge, giovane pianista

«Stai attenta agli artisti perditempo, sono una legione, a quelli che fanno commenti gratuiti. È una regola assoluta esser duri con loro, bisogna evitare i calabroni, categoricamente – gli impostori, gli sbaciucchioni complimentosi. Un artista non sa che farsene di queste melensaggini, di queste debolezze mondane, che fanno avvizzire e sviliscono i più dotati. Tutto dev’essere brutale, chi crea non sa che farsene dell’opinione degli uomini, deve agire sulla materia bruta, sulle cose, non sugli uomini.  Prima di tutto deve disprezzarli – per ciò che sono, cani infoiati, abbaioni e avidi»

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senza parole

ci si adatta a tutto, anche a morire
ma non arrivano lettere al mattino
nemmeno due parole a tradimento
e la luce è troppo chiara per dormire.
quand’è silenzio fa (quasi) paura

 


L.-F. Céline

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«Le manderò i miei libri. Si prenda tutto il tempo per leggerli, anche un anno se vuole. Bisogna che uno si disgusti coscienziosamente degli altri prima di applicarsi con tutto se stesso a ciò che gli riesce di fare» (giugno 1933)

 

 

 


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