Quartetto

 

          il violino

 
aristocratico, distante
nato per dominare:
the voice in mezzo alle altre voci,
superbo: da solo
come un’orchestra intera

la meraviglia ancora mi risuona
quando con improvviso strappo
solleva un’aria denso-chiara
che ripiana e cura,
o quando chiama un angelo caduto:
non lo commuove
dolore forte e asciutto
senza sviolinare

 

          la viola

 
quasi afona, o solo contraltare,
mescola sapiente un’altra chiave
ma l’ho sentita ridere
stridere, soffrire
sola
in una performance virtuosa
inascoltata prima, o mai,
voce inconsueta
d’inconsueto canto:
con la fierezza di non essere violino

 

          il violoncello

 
le note profonde del suo canto
vibrano chiaroscuro:
umane corde

ma risuona dentro il corpo un dio

e mi figuro sguardo nerofondo
lucido specchio delle mie emozioni
mentre dipano i colori
del suo dire

 

          il pianoforte

 
gocce di tempo puro:
una cascata d’acqua sui capelli
asciuga ogni contesa

e da lontano
come orma profonda nella neve
cadenzato
geometrico accompagno
di cerchi sulle punte:
disegnano spirali in bianco e nero

 

 

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