L’arte della fuga

L’arte della fuga

di Giovanni Baldaccini

 

Tra sospensione fluida: aggirarsi.

E il vento che sospinge in raffigurazioni non volute.

Casa di terra inedita occasione.

Scivolo.

 

Ricorderai come la vita fosse brulicante

d’attimi colmi d’improvvisazione

con l’aria che disegna desideri lungo scafi di voglie affusolate

e ciurme di sconcerto e meraviglia.

Barriti d’astrosatiri sguscianti su vascelli di lumeggiante assurdità

e galassie senza intralci temporali

dove la luce e il buio stanno insieme dando risalto al nulla.

Ricorderai la densità di un mondo scintillante di lanterne d’ansia

e brame elefentiache di vaghezza

draghi di fame d’anima cangiante quando declina il giorno che appiattisce

e la notte rilancia i suoi vapori tra la palude e il bosco.

Spande tra fili d’acqua fumo e spasmi nel respiro del sonno.

E le ciglia sfumate immaginali dense di caldo sogno.

Né tempo.

Ricorderai sussurri, temporali, immateriali vastità d’assenza.

Nuvole tavolozza rimestabile, tutti i volti del cielo.

E stelle.

Ricorderai scompensi non sanati e tuttavia flessibili.

Penombre diradate dalla luna e arcobaleni di notturna specie

di lucciole e falene balenanti.

Ricorderai il mio viso frastagliato da gocce d’acqua

e fantasie danzanti che dagli occhi sgusciavano le labbra

tese dal sale del mio mare  e il tuo.

Né tempo.

Non ne ho bisogno se ricorderai.

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