senza parole

perdere colpi, perdere ragioni,
perdere il senso di girovagare
quello che non sai
– e la chiarezza lucidata a cera
come un fondotinta sull’infelicità,
correttore di rughe d’incertezza
e segni di durata,
alleggerisce il peso della fine
nella finzione di portarlo a spalla

mi chiedo quante volte
l’abbia lasciato piangere
per fame o per amore – il figlio –
e come abbia creduto – madre –
che fosse per capriccio
e da punire col silenzio il vizio
di domandare assenso al desiderio
di imparare da lei a dire la miseria,
l’angoscia, la paura:
cadere senza fine – che è morire –
se le sue mani non sono lì a tenere

in assenza
lui si aggrappa all’orlo della veste

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