La grande sera

di Giovanni Baldaccini

 

Non riesco a vederti

che come un volto vecchio di macello

e corrosione d’anima

tra declinante generalità.

Con un vestito di malinconia

e l’orizzonte come una cantina

antica Madre

viaggio

in forme di sbiadita attualità.

M’afferro inavvertito

dentro fessure d’anima

che cade

nell’abitacolo di dissoluzione

che abito incostante

braccia protese addio.

Madre di fonte chiusa

latte amaro

di terra smossa Madre

fuga e schianto

nella ripetizione che consuma

e non dà tempo

alla presenza di una sfumatura

unica

che inavvertitamente se ne va

cui neppure è permesso

chiedere di scordare

resta

quello che sei: lontana.

Io non avrò rimpianto

dei tuoi diversi luoghi senza fiato.

Guardare appena in alto:

tramontava la luna e la decenza

di un attimo svelato che frantuma

nella notte che cade.

Non esisteva sintesi

tra il non dato e il presente che scompare.

E tuttavia pensavo

il mio silenzio in una grande sera.

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