Da uno scaffale ad altro

 

Da uno scaffale ad altro

di Giovanni Baldaccini

 

Mi piacerebbe sapere che questa mia
piccola desolata esternazione
prova d’autore privo di speranza
ed insoluto desiderare vano
senz’altro frutto di un residuato
di antiche guerre sempre combattute
contro avversari inutili
tipo me stesso versione narcisismo
vecchi silenzi di violenze brade
scorribande d’infanzia e cecità
mi piacerebbe – dico –
trovasse spazio di morte abituale
in forma di riposo
o sonno od altro
(ti lascio facoltà di ampia scelta)
dunque giacesse pavida notturna
e rigorosamente silenziata
accanto alle tue voci di frontiera
meravigliosi altri: libri.

Reclinato come scaffale chiede
verso un lato (destro o sinistro, scegli)
con la costola in vista ed appoggiato
a pensieri silenti d’altri autori
più meritevoli certo che non io
potesse almeno giovarsi dei sussurri
che la notte trasporta
da uno scaffale ad altro
mentre noi
supini
giacenti come morti
sogniamo dormiveglia alternativi
senz’altro indotti da fruscii di carta
favoriti
da notte incerta se sognarci o meno.
E tuttavia vapori di pensiero
traspirano verso di me appoggiato
a testi
che tu senz’altro ami
e prediligi e leggi sfogli tocchi
mentre la mia parola cola giallo
d’anni perduti ma non mi lamento.
Mi aiuterebbe, credimi,
a godere di briciole d’amore
che nella vita ho chiesto alle tue labbra
invano.
E che assaporerei.

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