La vie en rose

La vie en rose

di Giovanni Baldaccini

 

L’albergo era cenacolo domani.

Io ripassavo vecchie meraviglie

e le malinconie nel frigobar

tra questioni ghiacciate e scarsi avanzi

di una cena svenduta

nel grigio pioggia rigature vetro.

Tosse a tratti.

Quindi prendere appunti.

Esempio: tu dentro il letto.

Non è vero: solo.

E la miseria di un’imprecazione.

Una volta dicevo le preghiere

raccolto accanto al letto di mia madre:

ave qualcuno… benedici… addio.

Aspettavo una voce.

Buio quando la luce tace.

E mi bagnavo come temporale

di nuvolaglie gonfie vaghe forme.

Centauri a volte; altre, confusioni

di donne nella mano che scorre.

E mentre passo s’apre qualche stella.

Adesso sono pagine diverse

e tu dentro la testa sfogli me

come lampo di pioggia che mi riga.

Scorro.

Me ne andrò quando il sole ritorna

con l’automobile lungo le stradine

e una canzone vecchia nella radio.

Perdersi.

Minutaglia di vento

goccia:

di nebbia intorno

bassa:

senza chiudere il cielo.

 

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