“Volate, brandelli!”

Leviatano[1]

“Varcheremo la porta color cotto ricoperta di brina. Velato d’oro sarà in agguato il diabolico sole invernale, biancorosa e freddosfera. Lei sporgerà il mento e farà una smorfia villana, solleverà i fianchi per darsi slancio. Contratto la cingerò col braccio.
Ecco sventolo via il quaderno: volate, brandelli!”

(da Leviatano o Il migliore dei mondi di Arno Schmidt – a cura di Dario Borso, Mimesis Edizioni 2013]

Questa frase viene pronunciata dal soldato A. S. dal vagone squarciato di un treno distrutto a cannonate insieme al ponte che stava tentando di attraversare. Resta solo il pilone su cui il vagone poggia; nulla avanti né dietro.

Così si conclude la fuga disperata dell’anima moribonda di Arno Schmidt, in un viaggio senza speranza verso Ovest nella Germania devastata dalla guerra. Altre figure lo accompagnano; tra queste un vecchio avido di sapere e Anne, l’ambigua forma femminile di ogni sogno impossibile.

Non dirò molto di questo breve scritto tranne le mie impressioni. In questo suo primo romanzo A. S. è già se stesso, come sgorgato d’incanto dagli orrori della guerra, della prigionia e di una vita che, tanto prima che poi, sarà soltanto la ripetizione di quel treno e di quel viaggio senza possibilità di approdo, perché un approdo non esiste. L’infinito è finito e tornerà a contrarsi su se stesso fino a scomparire e se gli uomini, in un lasso di tempo compreso tra i cinquecento e gli ottocento anni – come Schmidt afferma – scompariranno, non sarà un male, perché con essi scomparirà anche la bestia, il Leviatano insensato del pensiero collettivo, il cui potere è immenso, ma la cui vita avrà comunque una fine, come quella di Dio che, per il momento, “passeggia su tappeti di bombe”.

Appaiono qui dunque tutti i temi classici di A.S. e il suo inconfondibile stile fatto di lampi e sottrazioni, comunque sempre incandescenti e capaci di scavare solchi profondi nell’anima di chi legge. Un solco in più, dunque, nella mia anima; un solco che si aggiunge a tutti gli altri già tracciati dalla scrittura di Schmidt e che mi accompagnerà come parte costitutiva del mio pensare e sentire fino a quando sarò in grado di farlo.

Un ringraziamento a questa casa editrice (Mimesis) e a Dario Borso che già da tempo si è preso la briga di curare i pochi volumi di A. S. che ogni tanto qualcuno in questo paese ha il coraggio o la pazzia di pubblicare.

[Giovanni Baldaccini]

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3 responses to ““Volate, brandelli!”

  • Anna Maria Curci

    Grande apprezzamento. Arno Schmidt e Dario Borso: altro titolo significativo e` senz’altro “Paesaggio lacustre con Pocahontas

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    • giovanni baldaccini

      Ti ringrazio per aver ricordato anche “Pocahontas”. Seguo Arno Schmidt, grazie a un input del non dimenticato Alfredo Giuliani, fin dalla prima traduzione in Italia di “Alessandro o Della verità” ad opera di Pinto per l’Einaudi. Lo ritengo il più grande rappresentante dell’espressionismo e tra i massimi della letteratura, e ogni volta che se ne parla non posso che esserne contento. Si tratta di un autore che davvero meriterebbe di essere meglio conosciuto nel nostro illetteratissimo paese. Un saluto.

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      • giovanni baldaccini

        … mi correggo: “Alessandro o Della verità” è stato tradotto da Emilio Picco, mentre Domenico Pinto è il traduttore della trilogia di Schmidt edita da Lavieri.

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