gesti d’alba

(Picasso, "Cranio, ricci di mare e lampada" 1946)

(Picasso, “Cranio, ricci di mare e lampada” 1946)

 

di  Giovanni Baldaccini

 

La montagna incavata s’aggiornava
contro il mio picco aspro. Valli folte.
Eretto annuvolavo
ma non sondo l’inumano che accosta
e dèi profondi ciechi
lingua velata e voce
d’alterità sommersa scarso idioma
di parole scansate.
Sensazioni scavallano la mente
acida dilavata
come acqua che scorre nel mulino
rimbalza
tra sassi lisi e vuoto di giornata.
Gocce dall’alto smanio
verso la schiena curva
e la massa addensata dei capelli
spande profumi asiatici
nel fiato che sostiene
orizzonti accennati.
Respiravo l’affondo e tu scalzavi
lunarità assodate
dove fianchi snodati
rendevano la scena sovrapposta
tra tensioni sguscianti del cuscino
e la coperta cade
mentre fuori l’inverno si smarrisce
nell’onda della notte.
Verso l’alba.
E non scandiva il tempo l’orologio
nelle ore del corpo.
Tu sbadigliavi sparsa
e gli occhi chiusi
rendevano calzante l’universo.
Che spengo
con un gesto e la luce.

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