3 d’union

Copertina

 

Questa nota è dedicata a un piccolo libro in procinto di uscire, non so per recarsi dove, ma di cui sicuramente qualche esemplare finirà tra le mani di coloro che ci vogliono bene e che sono disposti a farsi raccontare la storia di 3 amici di lunga data che in un’estate afosa, invece di andarsene in barca (forse perché non avevano un cane), decidono di dedicarsi separatamente/insieme a una specie di gioco “letterario”.
Un gioco inizialmente stimolato da Luciana che continuava a rovistare da uno scaffale all’altro della sua memoria, ad accumulare libri e titoli per farne, come in un paziente opus incertum, aforismi (?) pensieri poetici (?) pillole di ironica saggezza (?): insomma continuava a scrivere usando le parole di altri rimaste impresse, come cicatrici indelebili, nella storia della sua precoce e mai guarita bibliofilia. Delle cui floride manifestazioni, tuttavia, godevano (non sarebbe corretto dire “soffrivano”) anche gli altri due, ciascuno per proprio conto, secondo la propria versione della stessa malattia. Antòn, per esempio, costruiva poesie (?) girando intorno a parole e frasi che attiravano la sua fantasia mentre leggeva una raccolta di racconti di Giovanni (che invece avrebbe dovuto recensire): un sistema binario, nel quale i due giravano l’uno intorno all’altro, ma con diverse finalità. Giovanni, da parte sua e da par suo, inventava nuovi e diversi sviluppi, e avviluppi, riscrivendo (e rimescolando) storie già raccontate nel loro modo irripetibile da autori come Kafka e (Joseph) Roth.
Poi, mentre la prima suddivideva diligentemente in tre diversi blocchi i suoi “muretti a secco”, rispettando le regole del gioco, il secondo tradiva il mandato andandosene a passeggio per la sua Parigi, luogo della mente, a fare i conti con le falsificazioni di Doisneau e dell’arte, e successivamente addirittura entrando (come gli è capitato in altre occasioni) sulla scena primordiale (i bassifondi) della psiche per svelare (in ogni senso) gli inquietanti inganni dell’eros; il terzo, infine, rincorrendo le suggestioni di un amore giovanile mai dimenticato (Joseph Campbell), si abbandonava alla fantasia onnipotente di trasfigurare se stesso (con buona pace di Pablo Picasso) e gli altri due nelle figure chiave, nientemeno, della storia delle origini della rappresentazione…
A questo punto, incredibilmente, entrava in scena un quarto personaggio: l’editore. Che ci ha convinto a rendere pubblico il nostro gioco.

Luciana Riommi
aprile 2013

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