Wallace Stevens – Una sera qualunque a New Haven

(da Aurore d’autunno, a cura di Nadia Fusini, Adelphi, 2014, pp. 221-223)

XXXI

I significati meno leggibili del suono, i minuscoli rossi
Non sempre percepiti, le parole più leggere
Nel rullio grave del linguaggio, gli uomini interiori

Dietro gli scudi esteriori, le pagine della musica
Negli scoppi del tuono, candele accese alla finestra
Quando giunge il giorno, bava di fuoco nel moto ondoso,

Guizzi di minuzie in infime minuzie
E l’eccitazione universale dai busti di Costantino
Alle fotografie del defunto presidente, Mr. Vuoto,

Sono queste le prove e le riprove della forma finale,
l’attività brulicante delle formulae in cerca
Dell’affermazione diretta o indiretta, mirata,

Come una sera evoca lo spettro del viola,
Un filosofo s’esercita al piano,
Una donna scrive un biglietto e lo straccia.

Non è nelle premesse che la realtà
Sia solida. Forse è un’ombra che attraversa
La polvere, una forza che attraversa un’ombra.

 

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4 pensieri su “Wallace Stevens – Una sera qualunque a New Haven

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