l’innocenza

 

avrei voluto un gran silenzio
per declinare le generalità
come a salvare il nome
da false identità.
ma certe volte basta respirare
che l’aria
involontaria
si condensa.
l’innocenza discolpa dall’assenza di pietà?

 

detto con garbo

detto con garbo, senza animosità,
quando parlare di tristezza è ipocrisia
quando piacersi – do you like?
è mercanzia
detto di memoria d’invenzioni
di silenzi e di omissioni.
so che è letteraria la menzogna
è teatro la finzione,
ma perché nessuno finge la vergogna?

 

le cose come stanno

 

a guardare le cose come stanno
impari la misura
il sacrificio necessario
esserci non essendo
o viceversa
il contrario che non sei.
io che non faccio scale
non so scendere e salire
l’andirivieni di buoni sentimenti
tra figuranti d’anima e parole.

 

 

sapersi vecchi

 

di quanta morte custodita anni
alleggerisco il peso che non mi appartiene.
così mi lascio vivere la mia.
se vuoi, possiamo rievocare
com’era l’illusione di pensarci vivi
ma non è autoinganno
è la malinconia
di aver mancato anche quest’ultima utopia.
d’altronde, pare che vita sia soltanto
il sogno di raccontarsi un’altra vita
e un’altra e un’altra ancora
e non sapersi vecchi
– è questa frenesia
di una nevrosi senza qualità.

 

 

se si vedesse chiaro

«Solo il viandante che ha peregrinato nel suo infinito mondo interiore potrà accostarsi all’Anima, scoprendo che per anni altro non ha fatto che cercare Lei, poiché Lei è dietro e dentro ogni cosa. I viaggi, si fanno per cercare Anima e le persone si amano in quanto simboli di Anima» (Carl Gustav Jung)

Una delle formulazioni di Jung che possono generare, e hanno generato, equivoci, illusioni e soprattutto autoassoluzioni (spesso inflazionistiche) per l’incapacità di “amare in modo reale persone reali” e non come simulacri di qualche entità fantasmatica elusiva e sfuggente che esercita la sua fascinazione e può suscitare intense irragionevoli “passioni”, potenzialmente distruttive per sé e per l’altro, proprio perché e finché l’altro resta inafferrabile e inconoscibile, in definitiva inesistente.
“Persona reale” è quella che ci si sforza di conoscere nella sua individualità e l’energia per questo sforzo e questa tensione verso l’altro potrebbe essere alimentata da un’altra specie di “amore”, che non usi l’altro per i propri bisogni, più o meno coscienti, ma lo “vede”, lo “rispetta”, lo “riconosce” e lo “sceglie” come possibile compagno, diverso ma affine, soprattutto “amico e complice” nel comune progetto della reciproca conoscenza, che è anche coscienza di sé.

Se c’è un “fantasma”, questo è il mistero della “relazione” che può svelarsi progressivamente nel dialogo ininterrotto, sia pure inevitabilmente accidentato, dell’amore tra due persone “vere”.

 

se si vedesse chiaro quanto è inopportuno
assecondare le pretese
di altre finalità – per un sottile inganno –
si eviterebbe
l’umiliazione d’inutilità
si eviterebbe
anche l’insulto dell’ipocrisia,
che sia scandita in prosa o in forma di poesia.

 

 

due pesi e due misure

 

sai che ci sono due pesi e due misure
se per un grammo d’anima
il dispendio
non pareggia il conto
di parole sperperate
nell’algoritmo della ripetizione
neanche fosse, ma non è, copia d’autore
l’anatomia di un vecchio malinteso
tra basso_ventre e cuore.

 

prima o poi

prima o poi sbiadisce la traccia ricalcata sul modello
come le impurità
che hanno coperto il disegno originale
perché l’originale prima o poi riemerge
e allora ti domandi
se serve ancora fingere che non c’è
raccontarsi di un’età dell’oro
che prima o poi ritorna
tutto compreso
come sempre
nella madre di ogni cosmogonia.