di così tanto incanto

 

chissà cosa avrà sognato di così tanto incanto
da immaginare di poter oltrepassare
e non recarsi danno
linee mai valicate di confine
di qua e di là del tempo
tra la vita e il nulla –
dove chi tocca i sogni muore.

 

 

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multiverso

 

 

nel mio spazio-tempo non le afferro.
sono le stesse mani
o sono io che ora confondo i piani?

 

 

imprecisione

 

quest’aria così viziata
discontinua nei contorni
– sarà il vizio dell’imprecisione –
d’altra parte, la fissità di luce
è già invecchiare dentro un’ossessione.
che qualche cosa sia
più che immaginazione.

 

 

 

nostos

Ho amato l’irraggiungibile
in tutte le mie nostalgie.
(Nazim Hikmet)

dal presente dove è tutto qui
è facile osservare
l’irraggiungibile della nostalgia.
sulle stesse tracce
questa mimesi
a tempo di poesia.

 

 

contro la metafisica

 

«Se tutti gli enigmi sono risolti, le stelle si spengono.
Se tutto il segreto è restituito al visibile, e più che al visibile,
all’evidenza oscena, se ogni illusione è restituita alla trasparenza,
allora il cielo diventa indifferente alla terra»
(Jean Baudrillard)

 

perdimi di vista
se non capisci dove sta l’osceno.

preferisco l’indifferenza
all’attenzione
in cambio della complicità con l’illusione.

 

 

è noia

 

è noia quando ti guardi intorno e vedi sempre uguali
rappresentarsi cose logore, impacciate
come gesti incapaci di parlare.
c’è anche questo tempo che non passa
e tutto il tempo che hai passato ad affondare
sagome d’intralcio.
se poi ti guardi dentro
tra alta definizione e microspie
non c’è più traccia di nessun mistero.
e adesso che t’inventi?

 

 

formule

 

se ci fossero formule precise
per non buttarsi sempre a indovinare
come volume e superficie
ma non so come chiamare la misura di un sorriso.
hai calcolato mai quanta tristezza ci può stare?

 

 

i nemici del bello

 

I principali nemici del bello e dell’arte sono rappresentati non tanto dal brutto, quanto dallo squallore dell’insignificante, dal piacere regressivo di vedere ritornare quanto già sostanzialmente si conosce e dà perciò sicurezza, dal trionfo della banalità e della chiacchiera, dallo stordimento mentale, dall’inaridimento percettivo ed emotivo, dal virtuosismo fine a se stesso, dalla scarsa efficacia di molti tentativi di far nascere nuove forme di espressione, dalla diffusa tendenza al conformismo e al kitsch e da un’immediata mercificazione del prodotto artistico quale semplice status symbol o bene-rifugio.

(R. Bodei, Le forme del bello, 2a ediz. riveduta e ampliata, Il Mulino 2017, p. 189)

 

 

solitudine assolata

 

pensavo all’insensato girotondo
di tanta solitudine affollata
– come una giostra illuminata ad arte
confonde la coscienza e la realtà –
e a questa mia solitudine assolata
come assolata è l’ora verticale
che non proietta ombre.
questa solitudine assolata,
detta così, sembrerebbe solitudine assoluta.

 

 

non è vero

 

non è vero che non ho cercato altrove,
che non ho immaginato alterità,
non è vero che non ho guardato oltre,
è che le mie illusioni
io le volevo coltivare qui
senza colonizzare
territori inesistenti d’oltremondo.
è una banalità, ma l’ho capita tardi:
la selezione naturale,
a questo mondo,
premia infestanti inutili malerbe.

 

 

una risata mi salverà

 
sentivo l’oppressione nel fondo delle cose
e la pressione a risalire a galla
poi l’imbarazzo di lasciarla fare, l’anima,
che anche a nominarla
basta
per la retorica di qualche vita fa:
s’intrecciano radici
mentre fiorisce dalla stessa linfa
l’identico colore.
in soccorso, insiste un pensiero e la domanda:
i passeri preferiscono la crosta o la mollica?

 

 

non si muoveva un dito

 

ero immobile, ieri, sulla sedia, così ho pensato: “mi sono addormentata”.
ma poi mi sono detta: “sono sveglia”, se sto qui a domandarmi come mai non muovo neanche un dito.
non si muoveva un dito né un’idea.

 

 

se ritorna il freddo

 

 

è ancora presto per dire se ritorna il freddo
se brucerà le ali sulla via di fuga.
intanto nell’attesa, a spolverare la memoria
io non ci pensavo, fa da sé.
e c’è di tutto, che credevi perso,
quello che credevi, e quello che non credi.
personalismi o no – però che noia –
comincia a rinfrescare
l’aria, la sera, e niente.

 

 

prendo appunti

 

dentro c’era un’idea, un’immagine, un pensiero
poi mi è caduta la parola-chiave.

magari fosse vero quello stato di coscienza
che sa pensare a vuoto di emozione.

è ancora troppo presto e manca il tempo
ma non c’è contraddizione.

 

 

contromano

 

vorrei trovare uno spazio riparato
– vuoi che le crepe siano chiuse a stucco
e il muro sia imbiancato? –
uno spazio appartato fuori mano
– stai dicendo di andare contromano? –
se servisse a restituire un poco
di ciò che sarei, io, reale.

 

 

Cose d’agosto

ancora Wallace Stevens, da Aurore d’autunno.
Un testo da studiare…

scrivere per immagini

VIII
Quando fu che le particelle diventarono
L’uomo intero, e i caratteri e le credenze divennero
Carattere e credenza e le differenze presero
Differenza e fu tutt’uno? Dovette essere
Alla presenza di una solitudine dell’io,
Un’espansione e l’astrazione di un’espansione,
Una zona del tempo senza il ticchettio dell’orologio.
Un colore che si mosse grazie all’oblio.
Quando fu che udimmo la voce dell’unione?

Fu forse quando, seduti nel parco, l’arcaica forma
Di una donna con una nuvola in spalla
Si levò contro gli alberi e poi contro il cielo
E il senso dell’arcaico ci toccò d’un tratto
In un movimento nei tratti della somiglianza?
Alla vista ci somigliavamo.
Il colore smemorato dell’autunno
Era pieno di tali forme arcaiche, giganti
Del senso, evocanti la stessa cosa in molti uomini,
Evocanti uno spazio arcaico, dileguantisi
Nello spazio, lasciando solo il contorno della sagoma
Di quell’essere impersonale, il viandante,
Il padre, l’antenato, il signore…

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puntualità

 

 
non è strano
allo scadere rinnovato del silenzio
il fiato di una voce d’ombra
l’incontro che sembrava rinviato
a data incerta
com’è normale sia – la vita –
è che stupisce, a volte, la puntualità.

 

polvere

 

 

la verità è che questa polvere di tempo
che si riversa sulle cose
sulla vita
è forma sottintesa di pensieri –
sotto una luce obliqua.
sono attimi sospesi, non spolverarli mai.