Archivi categoria: letteratura

con tutto il fragore dell’illusione

 

« Tra la gente che festeggiava, i canti, le grida, i balli improvvisati per le strade e il vento che propagava soffi d’aria, si poteva cogliere l’addio gioioso a un tempo vecchio che se ne andava e il benvenuto a un tempo nuovo che si annunciava in città con tutto il fragore dell’illusione. »

notte-orologi

http://www.youcanprint.it/fiction/fiction-generale/la-notte-degli-orologi-9788892642232.html

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immagine

 
 

«La psicanalisi dice anche che l’immagine, lungi dal lasciarci fuori causa e dal farci vivere sul piano della fantasia gratuita, sembra consegnarci profondamente a noi stessi. Intima è l’immagine, perché essa fa della nostra intimità una potenza esteriore che noi subiamo passivamente: al di fuori di noi, nel regresso del mondo che essa provoca, trascina, smarrita e brillante, la profondità delle nostre passioni.»

 
 

Cartoni-4bis-b giallo e blu ridotto

 
 

«[…] si tratta di condurre le cose a svegliarsi come riflesso e la coscienza a condensarsi in cosa.»

 
 

Cartoni-4bis-b giallo e blu con tenda ridotto

 
 

«[…] il “reale” entra in un regno equivoco dove non vi è più limite, né intervallo, né momenti, e dove ogni cosa, assorbita nel vuoto del suo riflesso, si avvicina alla coscienza la quale si è essa stessa lasciata riempire da una pienezza anonima. Così sembra ricostituita l’unità universale.»

 
 

testo di Maurice Blanchot tratto da Lo spazio letterario

 
 

(foto ed elaborazioni di luciana riommi)

 
  
 


désastre

 
 

«Quando scrivere è scoprire l’interminabile, lo scrittore che entra in questa regione non supera se stesso verso l’universale. Non va verso un mondo più certo, migliore, meglio giustificato, dove tutto si ordini secondo la chiarezza di una luce giusta. Non scopre il bel linguaggio che parla con decoro per tutti. A parlare in lui, è il fatto che, in una maniera o nell’altra, egli non è più se stesso, non è già più nessuno»

(M. Blanchot, Lo spazio letterario, Reprints Einaudi, Torino 1975)

 
 

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 
 

«Penser le désastre (si c’est possible, et ce n’est pas possible dans la mesure où nous pressentons que le désastre est la pensée) c’est n’avoir plus d’avenir pour le penser»

(M. Blanchot, L’écriture du désastre, Gallimard, Paris 1980)

 
 


Salon Proust

Salon Proust

Ho l’onore di esserci anch’io in questo magnifico omaggio a Marcel Proust :

eBook n. 139  Salon Proust, di Aa. Vv.
[Salon di arti varie]

LaRecherche.it

liberamente scaricabile

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=142


Manganelli e Fortini parlano di Kafka

 

 

 

http://www.letteratura.rai.it/articoli/giorgio-manganelli-presenta-franz-kafka/1057/default.aspx

 

Teche RAI – mandato in onda 26-10-2011


inutilità

 

Il fatto si è che l’inutilità interessa la letteratura. […] Essendo inutile, essa gode di un grado di libertà irrinunciabile, non perché eserciti una qualsiasi resistenza, ma perché non è afferrabile dalle grosse mani che gestiscono le libertà terrestri.

[GIORGIO MANGANELLI, Discorso dell’ombra e dello stemma]


in quanto donna…

 

Si ha idea, abbiamo idea di quali difficoltà, anzi di quali pericoli ci possono essere se nella “cosa” ritorna la vita; se l’idolo comincia a percepirsi di nuovo; se “quella” ritrova la parola? Se deve dire “io”, in quanto donna? Un territorio che abbraccia generazioni, dove la donna che scrive continua pressoché o effettivamente a perdersi: nell’uomo, nelle istituzioni maschili, nelle associazioni, chiese, partiti, stato.

[CHRISTA WOLF, Premesse a Cassandra, 1984]


letteratura

 

Non v’è letteratura senza diserzione, disubbidienza, indifferenza, rifiuto dell’anima. Diserzione da che? Da ogni ubbidienza solidale, ogni assenso alla propria o altrui buona coscienza, ogni socievole comandamento. Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile; quante volte gli si è gettata in faccia l’antica insolenza degli uomini utili: “buffone”. Sia: lo scrittore è anche buffone. E’ il fool: l’essere approssimativamente umano che porta l’empietà, la beffa, l’indifferenza fin nei pressi del potere omicida. Il buffone non ha collocazione storica, è un lusus, un errore.

Scrivere letteratura non è un gesto sociale. Può trovare un pubblico; tuttavia, nella misura in cui è letteratura, esso non ne è che il provvisorio destinatario. Viene creata per lettori imprecisi, nascituri, destinati a non nascere, già nati e morti; anche, lettori impossibili.

L’oggetto letterario è oscuro, denso, direi pingue, opaco, fitto di pieghe casuali, muta costantemente linee di frattura, è una taciturna trama di sonore parole. Totalmente ambiguo, percorribile in tutte le direzioni, è inesauribile e insensato. La parola letteraria è infinitamente plausibile: la sua ambiguità la rende inconsumabile. Proietta attorno a sé un alone di significati, vuol dire tutto e dunque niente. Nella sua fragile, incorruttibile carne non nasconde alcun tumore di Weltanschauung.

[GIORGIO MANGANELLI, La letteratura come menzogna, 1967]


il recensore

 

 

Noi sappiamo che razza siano mai i recensori e molti di noi sono stati, sono e saranno recensori. Il recensore è sempre stato, è, e sarà sempre un demente. Ma la sua demenza è esagitata, losca, precipitosa, acre, sibillina, astuta, allusiva, mentirosa, inane, futile, dispersa, stulta, erudita, misteriosa, sottovoce, lamentosa, insinuante, accusatoria, ironica. Il recensore non è autorizzato ad avere idee, concetti, calma e distensione e gatti, giacché in tal caso si rifiuterebbe di fare il recensore. Egli ha solo bisogno, assoluto, drogato bisogno, di avere per le mani un libro: non è neppur necessario che lo legga tutto; che lo legga per la maggior parte; che lo legga per la minor parte; che ne legga altro che il titolo e la bandella; può bastargli fiutarlo, sedercisi sopra – egli è di culo finissimo – toccare ad occhi chiusi la costa, leccare la colla.

[GIORGIO MANGANELLI, Discorso dell’ombra e dello stemma o del lettore e dello scrittore considerati come dementi, 1982]


manga

 

 

Abito una allucinazione elaboratamente arredata. Ammiro la competenza con cui sono stati simulati i muri, la loro garanzia contro la notte. Io so che i muri sono complici della notte e della pioggia e del vento, e che nella simulazione, cui tutti sono tenuti, vi sono limiti non valicabili. So che in un punto della notte una belva simula di esistere e di odiarmi: la blandisco con un moto simbolico delle mani, che immagino di avere ereditato da precedenti esperienze […].

[GIORGIO MANGANELLI, “Simulazioni”, in Agli dèi ulteriori, 1989]

Procedo per giorni variamente colorati di suicidio, talora colmi fin quasi a traboccarne, sì che una schiuma di morte ne tracima e gronda; talora, solo un profumo elegante ed amaro, ma non rammento, nella mia vita, un giorno in cui questo blando, anonimo consigliere, questo amico pedagogo non mi abbia seguito, misurando il suo passo sul mio, mai precedendomi, che sarebbe scortese e secco imperio, mai perdendomi di vista, mescolando il suono dei suoi passi ai miei, sì che io lo interpreti  come eco, come custode angelico, come coscienza, mia duplicata immagine, ombra, orma sonora, memoria.[…]

[GIORGIO MANGANELLI, “Alcune ipotesi sulle mie precedenti reincarnazioni”, in Agli dèi ulteriori, 1989]

 


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