argini

 

inesaurita quella fonte
l’acqua
che (an)nega.

ho le mie carte segrete
e a protezione
terra.

 

 

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nostalgia

 

come la dico questa nostalgia?
in nessun luogo, mi rispondo, sono stata
in nessun luogo sono.
ho nostalgia di me.

 

ornitologia

 

parliamo del volo degli storni,
parliamo dei gabbiani,
dei ritorni.
e briciole di pane.
dici che non funziona l’ornitologia?
non importa
sfrutto la libertà della poesia.
nessuno ha mai vietato
un certificato di morte post-datato.

 

 

lavoro onirico

 

lasciami dire quello che mi pare
anche se non è proprio un sentimento
quello che provo ai margini del cuore
lì dove c’è stata una lesione
che se non fosse per l’anestesia
forse direi dolore.
e non ho sogni da portare a compimento,
anche il lavoro onirico è andato in confusione.

 

desertificazione

Iris secco 

in questa luce piatta che non dà spessore
a nessun transito d’immagini/parole,
c’è un’aria ferma
a celebrare inganni
ai danni di un’ingenua percezione.
così, alla fonte dell’eterna fanciullezza
nella durata corta della nostra eternità
si desertifica il dolore, come per siccità.

 

io lo sapevo bene

 

io lo sapevo bene
quant’è scarsa luce per vedersi dentro
e quant’è stretto il varco a una parola chiave.
così ho creduto di non avere titolo a restare.
né un avviso di sfratto né un biglietto,
sono partita
senza obliterare nemmeno un’emozione.

 

niente di speciale

 

ho immaginato un luogo
che sia complice al segreto
di sapersi esistere
di carne/ossa/pensiero
se c’è davvero un’anima pensata
dietro i risvolti di altre banalità.
in fondo non è niente di speciale
e tuttavia essenziale.

 

già solo a pensarle

 

quanto si estende ancora l’infinito?
non conosco l’unità che lo misura
so di quest’incubo di giorni senza luna.
ma intanto
dimmi dell’eleganza dello spurgo
dimmi dell’anima quando rilascia odore
dimmi la differenza tra splendore e abbaglio
e questa opacità quando l’umore è scuro.
insegnami parole che già solo a pensarle
sanno disfare il tempo
– e l’incubo torna a essere non stato?

 

luce ad acqua

 

quale luce splende, quale lunghezza d’onda
sull’onda lunga dell’imprecisione?
e questa irrilevanza di pensieri
fatti di particelle in movimento
e (spreco) di energia.
bastasse una mimetica intonata nel colore
a confondere le acque
– tanto per diluire l’ineleganza del dolore.

 

 

kintsugi

L'arte del Kintsugi

(L’arte giapponese del Kintsugi – immagine trovata sul web)

 

neanche l’oro, se ne avessi,
potrebbe riparare le fratture
e se tu fossi qui
non saprei come dirti che ho fallito.
intanto il polo brucia e si sciolgono i ghiacciai.

 

 

ogni parola è un selfie

 

basterebbe saperlo che ogni parola è un selfie
e un selfie è già parola
per chi parla
come se il mondo fosse il suo cortile
mesto teatrino del suo falso sé –
che a prenderlo sul serio
si scambierà per ali di farfalla
la frode di colori innaturali.
da parte mia, di tante colpe ancora mi vergogno.

 

l’arte del punto e a capo

 

mi dicono che parlo troppo piano
per questo non è facile capirmi,
ma non rileggerò tutta la storia
che abbiamo scritto a quattro mani, il caso ed io.
d’altra parte, non pratico la vita
nello stile del racconto breve:
non mi si addice l’arte del punto e a capo
senza continuità.

 

nel limbo

 

 

nel limbo, come nell’incubo d’infanzia,
non luogo dei non nati e dei non morti
senza volto, senza identità.
non fa bene quest’aria rarefatta
che odora di mistero,
qui non c’è materia per riempire il calco
di una cosa vera.

 

 

quasi lamento

 

niente che si ripeta uguale, mi dicevo,
perché sa farlo solo la follia che non ha scampo.
allora cosa dovrei aspettarmi, mi chiedevo,
se tra le grida di cornacchie mattutine
sento ripetersi una voce umana-e-non
quasi lamento.

 

 

come l’acqua

In notti simili è difficile addormentarsi, perché c’è troppa luce e perché ogni sogno sarà inferiore a questa realtà. Dove un uomo non fa più ombra, come l’acqua.
(I. Brodskij, “Guida a una città che ha cambiato nome”, in Fuga da Bisanzio, Adelphi, 1987)

 

quando mi volto è come se uno strappo
riaprisse i suoi battenti
a uno zampillo di acqua amara.
non è come la tua, Iosif,
questa mia fa ombra.