nonostante

 
raccontarsi che sopravvivo
– nonostante –

in controluce
il tempo della nascita scaduto.

 

 

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sparizioni

 

Ho fatto appena in tempo a leggere una breve nota sull’arte, sulla situazione e sul destino dell’arte, sulle sue difficoltà a sottrarsi alla mercificazione – più che una tentazione oggi – che tutto divora e distrugge, in primo luogo la spinta potenzialmente innovativa di questa espressione umana in tutte le sue forme, dall’immagine alla parola al suono. L’arte nel suo rapporto con i nuovi media, il web tra tutti: che fine fa una volta catturata nella rete dei facili consensi, che si consumano, come tutto, nel giro di qualche ora, se va bene?
L’arte oggi, ancora elemento di rottura rispetto al pensiero collettivo dominante o sua tragica conferma? L’interrogativo sulla possibile o avvenuta “sparizione dell’arte” attraverso riflessioni di Benjamin, Baudrillard, Blanchot, Rella, e altri, e il riferimento ad aspetti drammatici dell’attualità.
Ho fatto appena in tempo a leggere prima che la nota sparisse nell’indifferenza generale. Non sia mai che ci si fermi un attimo a riflettere sullo stato della nostra coscienza, perché per me l’arte è soprattutto l’occasione per osservare chi siamo e in quale mondo viviamo.

 

 

visite di cortesia

 

 

vorrei che fosse diventata bianca
questa chioma rada – sono gusti personali –
a incanutire, invece, è il tempo
e le parole che passano accanto a queste ore
a fare visite di cortesia.
non offro neanche un tè, che non mi piace affatto,
ci salutiamo e via: fuori di qui – direi e non dico –
è che non serve quest’aria da salotto
alla mia reclusione.

 

e proprio questo è il punto

 

e tu chi sei? che mi intravedo appena
ma riconosco i tratti soliti invecchiare
intorno a sconosciute, impensate finora,
ruvidezze
di fattura artigianale, ineleganti
ma insofferenti alla retorica volgare.
dice che con l’età s’incancrenisce
– come un incattivire –
quello che hai trascurato di vedere
ma mi pareva di averla vista bene
l’unica fede
in un gioco possibile – pensavo – ma extraumano
senza scomodare
mal/intesi sentimenti
compromessi con l’emotività.
e proprio questo è il punto : come ogni fede
è proprio lei che abbaglia
malata cronica, com’è, di cecità.

 

lingua morta

 

 

se parli come una lingua morta
– resuscitata, ma disadattata –
nessuno capirà, se mai qualcuno avrà sentito.
d’altronde non c’è curiosità
che ti ripaghi
né la restituzione d’altri pegni.
come quei segni impressi nell’argilla
finché non li decifri, dopo saranno pietra.

 

 

quanto fa strano

 

 

quanto fa strano questo silenzio insolito al mattino
qui, dove né albe né tramonti fanno testo
per ricordarsi di un piccolo destino.
viene voglia di camminare sulle punte
senza lasciare tracce sul terreno
già tanto ingombro della sonorità
frenetica di tacchi
che non servono a (s)lanciare verso il cielo,
solo battere il tempo
indaffarato
a (s)correre più in fretta.
forse loro sanno che la velocità
rallenta la misura.

 

 

ci sono parole

 

Ci sono parole che riempiono la bocca, come quando mordi un maritozzo con la panna e poi ti lecchi i baffi per la soddisfazione. Per me, fatti sempre salvi maritozzo e panna, sono parole indigeribili, indigeste. Per come le si usa, quasi sempre a sproposito, senza sapere in realtà di che si parla.
Ma riempiono la bocca, fanno altrettanto solo gli insulti, le bestemmie. Sarà anche per questo che non mi vanno giù. Per la volgarità gratuita, offensiva per l’intelligenza, di un alibi che non regge alla prova di realtà. Perché questo diventano certe parole al servizio di una nefasta inflazione di coscienza, che vorrebbe celare – e invece svela a chi la sa vedere – arretratezza e primitività.
Quante volte ho sentito anche nel mio ambiente – quello dell’analisi, della psicologia del profondo, ma non solo – l’entusiasmo per l’incontro inaspettato (generalmente nei sogni) con la Magna Mater, con il Vecchio Saggio, con il puer, o con una qualunque delle divinità olimpiche, o con la figura dell’eroe, colui (è sempre un maschio!) che sconfigge una volta per tutte il drago (dell’inconscio = femmina) e sancisce il trionfo dell’Io cosciente sulle forze oscure. Ecco, sto parlando di “archetipi”, modelli arcaici della percezione e dell’immaginazione.
Sono “modelli” e sono “arcaici”. Che ci sarà da entusiasmarsi tanto? Probabilmente è la loro capacità – abilmente sfruttata dal pensiero dominante – di sostituirsi a una percezione realistica e attuale del mondo umano e sociale, anche nei suoi modelli di relazione, proponendo presunte verità eterne e universali: l’alibi, appunto, per non esercitare alcuna critica e per non cambiare niente.

 

 

specchio delle mie brame

in fondo neanche serve una diagnosi del male
che contagia
a non distinguere
impietose suggestioni
d’essere io senza un’identità

specchio, specchio delle mie brame
– non rispondere, so già
che questo io è il più bello del reame.

°

si fa presto a dire quand’è nato
ma venire al mondo
non è come si crede
– neanche il vagito basta
alla vitalità.

sai quale fantasia raccoglie
prima che tocchi terra
il tuo progetto di singolarità?

 

 

come sono i giorni

 

 

come un dolore al fianco acuto ma costante
e l’abitudine adattata a nuove percezioni
l’assuefazione
non sente più lo strappo
alla continuità d’essere stata storia
ma discontinuità della memoria
e nei frammenti ripercorre i bordi
di fallimenti
prove di partenze e prove di ritorni
ad altre permanenze, come sono i giorni.

 

 

invisibile

 

 

sarei rimasta invisibile davvero
a ogni inopportuna indiscrezione
invece quel ritratto
inverosimile
a colori e in bianco e nero
ha lasciato tracce
di memoria: è ancora tutto qui.
so che è un diritto scomparire,
ma come esercitare su di me
il meccanismo dell’oblio?

 

 

e questo scrivere assonnato

 

 

ho visto queste mani
stringersi a un’assenza d’intenzione
e questo scrivere assonnato di stranezze
non per fermare il battito del tempo
– morire e non saperlo, mentre la fantasia –
forse esercizio di pronuncia di un’interlocuzione
senza sembianze umane.
questa necessità di voce.