L’uomo di neve – Wallace Stevens

 

Si deve avere un animo d’inverno
Per contemplare questo gelo e i pini
Con le rame incrostate dalla neve;

E avere avuto freddo lungo tempo
Per guardare i ginepri irti di ghiaccio
I rudi abeti nel brillìo remoto

Del sole di gennaio; e non pensare
D’alcun duolo nel gemito del vento,
O nel suono di queste poche foglie,

Voci di una regione visitata
Da quel vento che sempre
Sibila sullo stesso nudo luogo

Per chi ascolta, chi ascolta nel nevaio,
E nulla in sé medesimo, contempla
Là quel nulla che è e che non è.

°

Traduzione a cura di Renato Poggioli, tratta da Wallace Stevens, Mattino domenicale e altre poesie, Torino, Einaudi, “Nuova collana di poeti tradotti con testo a fronte”, I ediz., 1954.
Questo  e altri testi di Wallace Stevens si possono leggere sul blog “La poesia e lo spirito” ai seguenti link:  parte prima  e  parte seconda

 

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Un giorno chiaro e nessuna memoria – Wallace Stevens

 

 

[…]

Oggi l’aria è libera di tutto,
Non ha percezione se non del nulla
E scorre su noi senza significati,
Come se nessuno di noi fosse mai stato qui in precedenza
E non vi fosse ora: in questo spettacolo angusto,
Quest’attività invisibile, questo senso.

(in W. Stevens, Il mondo come meditazione, Guanda 1998)

 

 

 

 

 

 

 

Le scogliere irlandesi di Moher – Wallace Stevens

 

 

Chi è mio padre in questo mondo, in questa casa,
alle fondamenta dello spirito?

Il padre di mio padre, il padre di suo padre, il…
Ombre come venti

risalgono a un genitore prima del pensiero, della parola,
in capo al passato.

Risalgono alle scogliere di Moher che sorgono dalla nebbia,
sopra il reale,

sorgendo dal luogo e tempo presente, sopra
l’erba verde, bagnata.

Questo non è paesaggio, pieno dei sonnambulismi
della poesia

e del mare. Questo è mio padre, o forse
è come era lui,

una somiglianza, uno della razza dei padri: terra
e mare e aria.

 

(Wallace Stevens, Il mondo come meditazione, a cura di Massimo Bacigalupo, Guanda, 1998)