tra sinonimi e contrari

«Il sentimento non è il contrario del pensiero.
È il pensiero reso proprio
»
(P. Ricoeur)

cerco tra sinonimi e contrari
le radici
l’etimo di un senso
semplicemente mio
minoritario
intraducibile nel tuo vocabolario :
il sentimento
che in quel pensiero esisto
io.

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steps

 

sono io l’unico dono per il mio natale,
non serviva dire altro dell’amore.

°

dunque, la bellezza,
e nessuno che mi dica che cos’è.

°

chissà se mai s’incontreranno
passi
verso una stessa sera.

°

oltre l’orizzonte,
nessuno ha mai visto la valle d’oltrequì.

 

 

a volte

 

a volte
come una successione strana
ma in sequenzialità
l’eco insensata di parlare al vuoto
e il tempo illogico di un verbo
che produce un suono.
a volte
come il profilo basso di una pieve
e quella volta a botte di una tomba etrusca
– era vietato entrare
ma soltanto dopo so perché.
a volte
come un pretesto a copertura.

 

 

alibi

 

adesso che sono sveglia cosa faccio?
io non ci vengo a visitare cimiteri
– pellegrinaggi a uso di mancanza
che siano immaginari o siano veri
perduti in altre vite, vivi o morti –
io non sarò mai alibi all’assenza.

 

 

non diremo mai

 

certe volte la sagoma che osservo
non corrisponde a quella che ho in memoria.
già, la memoria, che confonde i piani e sbaglia i tempi,
come l’inconscio non distingue la realtà.
noi che abbiamo percorso in lungo e in largo
scorciatoie e impreviste deviazioni
trabocchetti, inganni, seduzioni
e dialoghi faccia a faccia
con lo spavento di specchiarsi al grande nulla,
noi, piccola come sono e fioca la mia luce,
non diremo mai
segui l’indicazione delle stelle.

 

polvere di creta

 

hai voglia dire di questo mondo –
se non alzi gli occhi verso su
se cerchi con le mani le parole
nella terra dove puoi scavare
e non m’importa di graffiare le ginocchia
rimescolare sangue e fango
– siamo la stessa polvere di creta.

m’intristisce e un poco mi fa male
che non vale
se non dici polvere di stelle.

 

grigio di vigogna

 

ripenso all’eleganza del grigio di vigogna
intonato per contrasto al colore dei capelli:
senza firma d’alta sartoria
semplice[mente] fatto in casa
l’idea era stata mia.
anche così portavo i miei vent’anni
la contraddizione
di lottare
e sapere la sconfitta.
comunque sia, la vita.

 

 

tempo di bilanci

 

 

se è tempo di bilanci mi defilo
mi sottraggo alla classifica degli anni
tanto impietosi di tristezze e danni.
quest’ultimo però non ha l’eguale:
ancora non ho visto quella rosa:
[la rosa di Nulla,
di Nessuno]*

*[citazione da P. Celan, traduzione di F. Marotta. vedi qui]

 

nessuna cometa indica la via

 

 

rispolverare l’iconografia di questo gelo
anche se qui non nevica che ovatta,
magari basterebbe a smorzare le parole
e trovare
almeno il senso
di una destinazione.
ma il clima sta cambiando troppo in fretta
forse già nevica sul deserto del Negev
– senza enfasi, tuttavia,
senza superlativi :
qui nessuna cometa indica la via.

 

 

un giro d’orizzonte

 

 

volevo fare un giro d’orizzonte
su quella linea al margine lontano,
lontano da memorie e liturgie
troppo affollate in uno spazio stretto
perché veda la luce l’essenziale.
volevo bere acqua
informe per ogni forma che può avere
acqua/silenzio prima di parlare.
impossibile anche da sognare.

 

 

Distanza – di Cristina Bove

 

Distanza

Dalle cose del mondo
e dai proclami-lame su misura
benché si affievolisca ogni rivalsa
andare via
lontano da tristezza e malamore
ché non si torna indietro
se già si apprese a proseguire
a desideri spenti e dell’amore
poche parole appena percettibili
quasi tacere.

tratta da La simmetria del vuoto, Arcipelago Itaca, 2018

 

sarà la tosse

 

 

sarà la tosse, il raffreddore che non passa
sarà questo malessere di notti troppo lunghe per dormire,
sento la faccia in fiamme
come provassi una vergogna che mi fa arrossire
la vergogna di aver preso schiaffi – immeritati –
e sulla pelle ancora il segno delle mani.
ecco com’è guardarsi esistere,
e la vita.

 

 

quanti sono ormai

 

 

quanti sono ormai anni di solitudine pagata
e quanto ancora da pagare resta in conto?
perché se niente vale
il debito non si estingue con i pochi spicci
rimasti per campare.
almeno trovassimo un dialetto
– visto che lingue non ce ne sono più –
per scambiare due parole
e poi mi dico  – ma che lo dico a fare? –
meglio stare in silenzio se non si sa ascoltare.

 

 

sparizioni

 

Ho fatto appena in tempo a leggere una breve nota sull’arte, sulla situazione e sul destino dell’arte, sulle sue difficoltà a sottrarsi alla mercificazione – più che una tentazione oggi – che tutto divora e distrugge, in primo luogo la spinta potenzialmente innovativa di questa espressione umana in tutte le sue forme, dall’immagine alla parola al suono. L’arte nel suo rapporto con i nuovi media, il web tra tutti: che fine fa una volta catturata nella rete dei facili consensi, che si consumano, come tutto, nel giro di qualche ora, se va bene?
L’arte oggi, ancora elemento di rottura rispetto al pensiero collettivo dominante o sua tragica conferma? L’interrogativo sulla possibile o avvenuta “sparizione dell’arte” attraverso riflessioni di Benjamin, Baudrillard, Blanchot, Rella, e altri, e il riferimento ad aspetti drammatici dell’attualità.
Ho fatto appena in tempo a leggere prima che la nota sparisse nell’indifferenza generale. Non sia mai che ci si fermi un attimo a riflettere sullo stato della nostra coscienza, perché per me l’arte è soprattutto l’occasione per osservare chi siamo e in quale mondo viviamo.

 

 

il senso della fatalità

 

 

continuare così a scrivere di niente
e intorno ce n’è tanto
tutto il niente di ritorni imprecisati
al senso della fatalità
come servisse a qualche cosa
dirsi era destino
oppure fu uno sbaglio, una svista
un’intenzione, soltanto ingenuità.
resta questo fermaglio
che non ha mai tenuto su i capelli
quando troppi e quando troppo pochi.