scrittura

 

se mi chiedo perché scrivo pensieri e pensierini
ricordo d’aver riempito pagine di quaderni
prima delle stanghette verticali:
analfabeta
simulavo la scrittura.

 

 

dimenticanza

 

dopo il frastuono della collisione
resta il silenzio
sui resti dell’oblio
dove, si sa,
non va perduto niente.
se la memoria inverte, falsifica, reinventa
dimenticanza chiede precisione,
la fedeltà alla disattenzione.

 

ornitologia

 

parliamo del volo degli storni,
parliamo dei gabbiani,
dei ritorni.
e briciole di pane.
dici che non funziona l’ornitologia?
non importa
sfrutto la libertà della poesia.
nessuno ha mai vietato
un certificato di morte post-datato.

 

 

lavoro onirico

 

lasciami dire quello che mi pare
anche se non è proprio un sentimento
quello che provo ai margini del cuore
lì dove c’è stata una lesione
che se non fosse per l’anestesia
forse direi dolore.
e non ho sogni da portare a compimento,
anche il lavoro onirico è andato in confusione.

 

desertificazione

Iris secco 

in questa luce piatta che non dà spessore
a nessun transito d’immagini/parole,
c’è un’aria ferma
a celebrare inganni
ai danni di un’ingenua percezione.
così, alla fonte dell’eterna fanciullezza
nella durata corta della nostra eternità
si desertifica il dolore, come per siccità.

 

io lo sapevo bene

 

io lo sapevo bene
quant’è scarsa luce per vedersi dentro
e quant’è stretto il varco a una parola chiave.
così ho creduto di non avere titolo a restare.
né un avviso di sfratto né un biglietto,
sono partita
senza obliterare nemmeno un’emozione.

 

niente di speciale

 

ho immaginato un luogo
che sia complice al segreto
di sapersi esistere
di carne/ossa/pensiero
se c’è davvero un’anima pensata
dietro i risvolti di altre banalità.
in fondo non è niente di speciale
e tuttavia essenziale.

 

già solo a pensarle

 

quanto si estende ancora l’infinito?
non conosco l’unità che lo misura
so di quest’incubo di giorni senza luna.
ma intanto
dimmi dell’eleganza dello spurgo
dimmi dell’anima quando rilascia odore
dimmi la differenza tra splendore e abbaglio
e questa opacità quando l’umore è scuro.
insegnami parole che già solo a pensarle
sanno disfare il tempo
– e l’incubo torna a essere non stato?

 

luce ad acqua

 

quale luce splende, quale lunghezza d’onda
sull’onda lunga dell’imprecisione?
e questa irrilevanza di pensieri
fatti di particelle in movimento
e (spreco) di energia.
bastasse una mimetica intonata nel colore
a confondere le acque
– tanto per diluire l’ineleganza del dolore.