ascolto

 

va il mio assenso a questa luce fioca
intima del buio che più in là
riposa
senza forzare gli occhi alla visione.
so i dettagli della messa a fuoco
ma variazioni d’ombra
sulle cose
ascolto
come un indizio di familiarità.

 

 

 

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disattenta

 

 

ascoltavo segnali imprecisati
nell’attesa di una parola senza paternità
ma l’attenzione ha cancellato tutto
come la galassia che scompare dalla notte
alla luce di un lampione – barlume necessario,
ma di per sé insignificante, l’io
che fa danno al senso del vedere.
come disporsi allora a quell’ascolto
altro che disattenta
senza affrettarsi alla cattura
dell’altro che mi parla, anzi mi parlerebbe
se fossi grembo al suo non esser voce.