il pathos della bellezza

 

«Soltanto un’idea della bellezza come la forma della complessità del mondo, e di noi soggetti nel mondo, può salvare dall’idiozia, dall’annientamento, dall’opaco del male e può rispondere a una esigenza estetica che è anche etica e quindi anche politica. È anche l’insegnamento di Adorno. L’arte non deve sanare le contraddizioni ma compierle portandole all’estremo. In questo modo l’arte può insegnarci la disciplina che costringe il pensiero a pensare contro se stesso, a pensare dunque anche l’impensato.»

(Franco Rella, “Il pathos della bellezza”, in Pathos. Itinerari del pensiero, Mimesis, 2016, p. 62)

 

 

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due pensieri

«Solo gli occhi sono ancora capaci di gettare un grido» (R. Char)

 

 

ma la bellezza, dico, che non so cos’è,
trovarla ovunque è un dono
o una condanna?

°

innamorarsi dell’immagine
è farle torto –
non sarà mai parola.

 

 

 

donne belle

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(immagine reperita sul web)

 

vorrei piangere con voi, o ridere
di questo tempo
che non sa niente della libertà
attesa come un dono – ma sempre do ut des.
in questo mondo regredito all’età adolescenziale
sollevare le gonne al desiderio (è sempre maschio)
– dicono –  quella è bellezza e femminilità.

non lo sa più nessuno che libertà è conquista
e lotta dura
non sanno più (ma l’hanno mai saputo?)
che cosa sia quella fierezza di coscienza
che fa di queste donne, tutte, donne belle.

 

appunti sulla peste

                                                                 agli untori di bellezza

 

non è vero che la peste è debellata,
la malattia mortale
in verità dilaga,
pure se cambia forma e s’imbelletta.
era l’idiota a dire di bellezza, quella
che salverà dalla disperazione,
ma disperatamente
inconsapevole di sé
ora il contagio distrugge le coscienze
con accidiosa noluntas e l’oblio:
al servizio della dimenticanza
la bellezza
– o l’uguale e contraria non-bellezza –
fa dell’untore folla, ed è follia.

 

 

 

avevo un’altra idea

 

 

 

che ne facciamo di grammatica
e sintassi
se con licenza di cambiare il gioco
la fantasia disordina il discorso?
– sovverte l’ordine che è stato
e apre un altro tempo – dice,
come se in questo o quello
ci fosse verità
e lì spuntasse il bello.
avevo un’altra idea dell’immaginazione,
che non parlasse l’io
nascosto male nella sua invenzione.

 

 

 

se sapesse

(Caravaggio, Morte della Vergine)

(Caravaggio, Morte della Vergine)

 

 

 

se sapesse
che l’ostensione gonfia
è sfoggio involontario di varici
e inaspettato versamento
l’emorragia d’un sogno
assomigliato al vero
e se sapesse
il gioco delle parti e le figure
scambiarsi d’abito
tra milligrammi d’irrealtà
gettati come sassi
addosso a ogni riflesso d’attenzione,
la bellezza d’anima tradita
nasconderebbe – se sapesse – il viso