che tutto resti muto

 

si è persa un’ora
l’ultima, di un senso peregrino
rimasto a tacitare
lo sgomento
di un esilio senza sbocchi
in questa che è realtà
ma non sarà mai casa.

e quando campana a morto
inviterà a banchetto
in quale lingua
chiedere
che tutto resti muto?

 

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sul divano grigio

 

 

 

 

 

la immaginavo più distesa,
come appoggiata sul divano grigio
con la scucitura a lato
e l’incavo sui cuscini della forma
e quell’idea di casa
intorno,
questa vecchiaia che mi fugge via.

 

 

 

 

 

c |Art |on housing

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 
 

guscio di vento
e sosta

 
 

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 
 

          abituata
          a frequentare angoli di buio
          e l’anima seduta sui gradini
          di passi accondiscesi
          ai nodi nei capelli
          deliberatamente trascurati :
          come cercare casa
          in un discorso sfatto
          nelle macerie forma di parole

 
 

          rantolando lentamente i passi
          e risalendo il mare
          all’emozione
          unica voce dal rumore fondo
          essere a casa
          dove la notte sta prima del sole

 
 

|i due testi sono stati già pubblicati su “L’EstroVerso”|
 
 

*

|cArton housing|

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 
 

labyrinths

(foto di Luciana Riommi)

(foto di Luciana Riommi)

 

Labirinto
di Giovanni Baldaccini

 

Paese che non ho
o casa
che non sia cartone
dove rinchiudo vecchi firmamenti
nel labirinto
tratto di penna anonima
di un umano impreciso
soglia
di consegne mancate
di lettere trascritte
da un domani insolvente
e giro
rintraccio
annuso
orme
d’intracciabili luoghi di partenza
che non sia finire.

 

(foto di Luciana Riommi)

(foto di Luciana Riommi)

casa/riparo/tana

arrampicare i giorni fino a sera

con la speranza di tornare a casa

e spalancare uno spiraglio d’aria

ma non ho pareti stagne a protezione

e mi rovina addosso l’insensato

di passi mossi a caso su binari

dove sferraglia avanti e indietro

il treno: precipitare rovinoso

di pensieri e sotto i piedi scalzi

aguzzi come cocci di bicchieri.

mentivo quando dicevo la speranza:

dispero di cervelli sotto i tacchi

meno che mai l’anima nelle suole.

e dunque io non ho casa, né riparo:

sapessi dove, cercherei una tana