il cigno nero

 

 

me ne rimangono due-tre (parole) e non riesco a costruirci
una frase che abbia un senso, come non ne ha quello che vedo.
e quale senso vuoi che abbia?
solo che guardi intorno verso dove, verso niente, verso
questa che chiamano realtà, questa realtà di niente
che poi neanche questo, fosse davvero niente,
magari fosse niente la realtà.
che si morisse, qui si è morti sempre, e poi c’è il funerale
il rito necessario alla dimenticanza, a onor del morto a dare scampo al vivo,
che mica l’ho ammazzato io quel morto
quello lì, lo vedi, s’è morto da sé, se l’è cercata, io che ci posso fare?
ma dove cazzo scappi, stattene a casa tua, e non venire a bussare a casa mia:
guarda ti affondo, e se non basta sparo.
e l’entusiasmo applaude, applaude.
ma tutto questo è niente – si fa per dire, qui sotto c’è la pelle della gente –
tutto questo è fumo per coprire la realtà di altri (s)propositi da fare
sai quando compare il cigno nero.
due-tre parole, solo quelle: ti vedo male.

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