sempre le madri

 

 

è come il desiderio
dentro i sogni:
senza carezze a mano.
ma ali
per volare
alto, sopra le angosce, e via.

la colpa  – e sì, sempre le madri,
o i padri o chiunque sia –
non aver lasciato il tempo di vagire,
di balbettare il prologo del pianto.

 

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donne belle

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(immagine reperita sul web)

 

vorrei piangere con voi, o ridere
di questo tempo
che non sa niente della libertà
attesa come un dono – ma sempre do ut des.
in questo mondo regredito all’età adolescenziale
sollevare le gonne al desiderio (è sempre maschio)
– dicono –  quella è bellezza e femminilità.

non lo sa più nessuno che libertà è conquista
e lotta dura
non sanno più (ma l’hanno mai saputo?)
che cosa sia quella fierezza di coscienza
che fa di queste donne, tutte, donne belle.

 

phantasìa

(foto di luciana riommi)

(foto di luciana riommi)

oltre la soglia
toccare a mani incerte
dimenticanze/dubbi/dissonanze
e tutto ciò che è perso.
lo stesso bordo
già segnava il nome
ora è confine di un pensiero scuro.
ma a lacerare il sonno delle ore
un’eco/ombra/riflesso
phantasìa
senza contorno di figura e voce
e tuttavia respira.
il desiderio di fisionomia

tracce

(Christian Hetzel - signs in space)

(Christian Hetzel – signs in space)

di  Luciana Riommi

 

arrampicare bordi insoddisfatti
dove l’assenza già mi piega a lato
costeggiare altre rive
dove il silenzio incurva
a nessun altro senso
né commiato
che desiderio di raffigurare
anche le tracce degli uccelli in volo

frattura

(Picasso 1939)

(Picasso 1939)

l’incomponibile frattura
che mi sfianca
su un’illusoria singolare identità :
lei non declina forme di plurale
ai margini invisibili di me
dove confusa_mente vado
in doveroso ossequio
all’ignoranza della gravità
di assecondare |sotto mentite spoglie|
l’autoinganno
desiderio|aspettativa|attesa
e la pretesa
che il respiro valga
come promessa per l’eternità

(in Antologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti editrice, 2015)

animus e anima

(A. Giacometti)

(A. Giacometti)

svuotarsi l’animo, meticolosamente,
dell’indigesto niente sovrapposto
ai fianchi magri d’anima accigliata
e ritrovare la distanza
per navigare i bordi dell’assenza,
un buco nero, o cosa?
non ha voce, volto, non ha nome
dunque : il desiderio d’incontrare te

[luciana riommi]

io

 

il perimetro d’aria che compete
tra ambivalenze,
somiglianze e asimmetrie,
manciate di elementi diseguali
e sguardi obliqui : io

è fantasia d’aggregazione
nei dintorni della casualità
o l’ha inventato un dio?

in ogni caso un desiderio
– onnipotente –
che immagina di sé