catechesi

 

imparentati con la stessa madre
– lei, come si sa, sragiona –
anche i figliastri non li vedo bene
– eros, dico, sesso, amore
o la passione, pathos, con punte di dolore –
poveretti, sempre confusi con un pizzo di mutanda
come fosse solo lì, nella banalità
– “uomini e donne” ormai ha fatto scuola –
l’esercizio quotidiano di emozione.
ognuno scelga la palestra che gli aggrada
e i muscoli che vuole rassodare,
però sarebbe onesto si astenesse
dal farne catechesi, ché non è una religione.

 

 

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dell’amore

 

 

farle seccare al sole
o scuoterle nel vento di libeccio
quelle parole ancora intrise d’emozione
che sono poco adatte
a un argomento serio, un po’ severo.
dunque, solo parole asciutte
per dire dell’amore.

 

 

comunque un’emozione

 

 

 

è che non sono quasi mai distratta
– pure se qui è tutto distrazione –
ma non mi pare d’essere ossessiva
quando registro assente chi non c’è
e chi c’è  – a casaccio
come la raffica di un’aria troppo scossa
piega l’ailanto e tosa le lantane –
quando osservo il tempo che si sdoppia
e resta ferma al palo un’irrealtà
tra successioni armoniche a sostegno
– figure, suoni, voci – di parole
il senso che intuisco oppure no,
comunque un’emozione.

 

 

 

io non immagino

 

 

 

io non immagino mele di cartone,
sai, la fatica all’orto.
e non invento ali
per andare dove soffia il vento
che smuove un’emozione,
so che lì intorno volano gli uccelli
e volano gli insetti da cacciare.
e poi quante ne so
d’assenza in questo mondo, sai, l’amore.
io non invento, non immagino, non volo,
fin dove arrivo guardo, faccio silenzio,
ascolto.
di rado, una benedizione:
quando l’accenno inquieto di una traccia.

 

 

 

 

(in)vaso

 

 

 

non ha titolo questa diversione
per cambiare il corso delle cose,
ma che direbbe quella sponda
se le chiedessi di arginare,
come una diga, l’onda?

non hai visto mai l’acqua di piena
filtrare piano piano
dalle fenditure
e rinsavire
nell’invaso dove si raccoglie?

è come farsi (in)vaso quando accogli l’emozione.

 

 

starvation

 

  di  Luciana Riommi

non so se è il sonno perso
che ti scontorna gli occhi la mattina
o la tragedia che ti parla dentro
– eccesso di abbondanza,  dico,
lungo la gola/esofago/intestino.
sui frangiflutti che ti presto a ore
beccheggia all’incontrario
un desiderio a vuoto :  tutto,  dici,
– che ha odore d’infinito –  o nulla.
malata di starvation
l’anima in riserva di emozione

nascita

(Paul Klee - Angeli)

(Paul Klee – Angeli)

attraversare piano quel crinale
dove affonda il passo
e l’ombra un po’ soccorre
dove s’annida fertile memoria
tra le radici già dimenticate
e adesso come esangui: cose.
ma custodisce grembo d’afasia
l’anima in attesa, nelle zolle,
che la ferisca ancora a sangue
l’eco di una domanda che va sposa
a ruvido sussulto di emozione.
lei partorisce sogni di figure:
per dare nomi inventerà parole