specchio delle mie brame

in fondo neanche serve una diagnosi del male
che contagia
a non distinguere
impietose suggestioni
d’essere io senza un’identità

specchio, specchio delle mie brame
– non rispondere, so già
che questo io è il più bello del reame.

°

si fa presto a dire quand’è nato
ma venire al mondo
non è come si crede
– neanche il vagito basta
alla vitalità.

sai quale fantasia raccoglie
prima che tocchi terra
il tuo progetto di singolarità?

 

 

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sette lune

 

 

 

 

questo crepuscolo costante che fa sempre sera
quando tra lusco e brusco – come si diceva –
vedi e non vedi, stimola fantasia.

saranno gli occhi con la cataratta
sarà questo eccesso di miopia
sarà che di lune ne vedo almeno sette
– per ametropia –
ecco, io vorrei vederci chiaro.

 

 

 

avevo un’altra idea

 

 

 

che ne facciamo di grammatica
e sintassi
se con licenza di cambiare il gioco
la fantasia disordina il discorso?
– sovverte l’ordine che è stato
e apre un altro tempo – dice,
come se in questo o quello
ci fosse verità
e lì spuntasse il bello.
avevo un’altra idea dell’immaginazione,
che non parlasse l’io
nascosto male nella sua invenzione.

 

 

 

attendo ancora

IMG_0294 panchina giardinetto tagliata

(foto di luciana riommi)

 

 

lo sai, tremavo sulle gambe
e avevo mani troppo bianche
per la fantasia:
facevo trasfusioni di realtà
e non potevo neanche immaginare
lo spavento
nel mio sapermi danno.
era caduta la maschera già nota
nei corridoi d’attesa,
attendo ancora di vedere cosa sono.

 

 

 

troppo cielo

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 

c’è troppo cielo ad affacciarsi
oggi come ieri
colore blue-tristezza
e velatura d’ironia.

c’è poco da scherzare, dico.
dice: prendila con filosofia.

macché filosofia! cercavo terra
dove piantare a caso
talee di rosa e un po’ di fantasia

 

immagine

 
 

«La psicanalisi dice anche che l’immagine, lungi dal lasciarci fuori causa e dal farci vivere sul piano della fantasia gratuita, sembra consegnarci profondamente a noi stessi. Intima è l’immagine, perché essa fa della nostra intimità una potenza esteriore che noi subiamo passivamente: al di fuori di noi, nel regresso del mondo che essa provoca, trascina, smarrita e brillante, la profondità delle nostre passioni.»

 
 

Cartoni-4bis-b giallo e blu ridotto

 
 

«[…] si tratta di condurre le cose a svegliarsi come riflesso e la coscienza a condensarsi in cosa.»

 
 

Cartoni-4bis-b giallo e blu con tenda ridotto

 
 

«[…] il “reale” entra in un regno equivoco dove non vi è più limite, né intervallo, né momenti, e dove ogni cosa, assorbita nel vuoto del suo riflesso, si avvicina alla coscienza la quale si è essa stessa lasciata riempire da una pienezza anonima. Così sembra ricostituita l’unità universale.»

 
 

testo di Maurice Blanchot tratto da Lo spazio letterario

 
 

(foto ed elaborazioni di luciana riommi)

 
  
 

phantasìa

(foto di luciana riommi)

(foto di luciana riommi)

oltre la soglia
toccare a mani incerte
dimenticanze/dubbi/dissonanze
e tutto ciò che è perso.
lo stesso bordo
già segnava il nome
ora è confine di un pensiero scuro.
ma a lacerare il sonno delle ore
un’eco/ombra/riflesso
phantasìa
senza contorno di figura e voce
e tuttavia respira.
il desiderio di fisionomia

se pensassi

(Picasso, Donna con le mani giunte)

(Picasso, Donna con le mani giunte)

di Luciana Riommi

se pensassi che sia stata un’afflizione
questo arrangiarsi tra silenzi e luna
smentirei
il colore di uno sguardo   nato scuro
tra pieghe d’ombra e luce in bianco e nero
ma aver dipinto ad acqua
fantasia
di un’altra lingua e d’altra omonimia

prova d’autore

 
 

          quel ritratto di me prima di me

          – lei che sognava chi mai fossi io
          e prestava alfa-beta all’emozione
          lei che raffigurava l’indefinizione :
          io figlio e fantasia la madre –

          sul mercato non ha grande valore
          ma copia autentica: era prova d’autore

 
 
 

io

 

il perimetro d’aria che compete
tra ambivalenze,
somiglianze e asimmetrie,
manciate di elementi diseguali
e sguardi obliqui : io

è fantasia d’aggregazione
nei dintorni della casualità
o l’ha inventato un dio?

in ogni caso un desiderio
– onnipotente –
che immagina di sé