cos’ero?

qualche rimpianto e qualche punto di domanda

ricordo bene la forza nelle mani e queste braccia magre – ti ricordi? –
a sollevare pesi, come quel frigo, in due, per le scalette ripide in Toscana
o tavoli di rovere e poltrone, o io da sola a portare di sopra la tivvù.
adesso non apro scatole di tonno e l’acqua minerale,
e l’altra sera mi è caduta la pentola di pasta, meno male non addosso – con l’acqua bollente sono guai.
ma dimmi, secondo te, ci ho guadagnato con questa maledetta debolezza
che mi fa dire sono menomata, ci ho guadagnato in femminilità?
perché le donne, si sa, non sono forti, le donne sono dolci e delicate,
chiedono aiuto, vogliono protezione:  «sorreggimi, che cado»
«non temere, cara, sono qui»
e allora io cos’ero fin da tanto tempo fa quando cambiavo la gomma se bucavo,
quando bucavo il muro con il bosch, quando aprivo il pc e aggiungevo ram
o cambiavo l’hard disk che non girava più?
quando stringevo nelle mani la libertà di essere e sapermi non inetta,
dimmi, cos’ero?
dimmi, cos’è per te la femminilità?

 

 

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donne belle

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(immagine reperita sul web)

 

vorrei piangere con voi, o ridere
di questo tempo
che non sa niente della libertà
attesa come un dono – ma sempre do ut des.
in questo mondo regredito all’età adolescenziale
sollevare le gonne al desiderio (è sempre maschio)
– dicono –  quella è bellezza e femminilità.

non lo sa più nessuno che libertà è conquista
e lotta dura
non sanno più (ma l’hanno mai saputo?)
che cosa sia quella fierezza di coscienza
che fa di queste donne, tutte, donne belle.