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con tutto il fragore dell’illusione

 

« Tra la gente che festeggiava, i canti, le grida, i balli improvvisati per le strade e il vento che propagava soffi d’aria, si poteva cogliere l’addio gioioso a un tempo vecchio che se ne andava e il benvenuto a un tempo nuovo che si annunciava in città con tutto il fragore dell’illusione. »

notte-orologi

http://www.youcanprint.it/fiction/fiction-generale/la-notte-degli-orologi-9788892642232.html

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intrusioni

 
 

 
 
l’orizzonte degli eventi

nell’intenzione
verso ciò che attrae
– dove confonde
vivere a sparire –
quanto è profonda
e scura
la linea di contorno
che definisce quello che non c’è

 
 
(già pubblicata il 23 novembre 2014)
 
 


fondali

 
 

 
 

due miei testi pubblicati il 5 febbraio 2013 su NEOBAR
 

non so se per dispetto o compagnia

a sibilarmi adesso nell’orecchio

– ché da lontano non ha voce il canto –

la nenia di un pensiero sconosciuto:

di nascosto, dal retro del fondale,
scompagina le forme ortogonali

su piani di diversa geometria

al crocevia: l’incontro non pensato

tra rette parallele che sapevo

non toccarsi neppure all’infinito

e mi stupisce, come fosse vera,

sintassi che disordina il discorso,

incurva ad altra legge o schema

iperbolica abbondanza di realtà

sui legni della scena, sullo sfondo,

figure d’ombra proiettate, scure,

come incollate ai piedi, nei passi

d’un monologo corale: la danza

già plurale di linguaggi che non so:

da sempre li taceva l’illusione

che non ci siano rughe sottopelle

(aprile 2012)

 
 

era voce di nebbia e di fogliame
l’ora solidale
a figurarsi in ombra – retroscena –
ma la ribalta è luce quotidiana
affaccendata a passo claudicante
al canovaccio steso per fondale
– lui fa da sfondo al nulla
dove il silenzio muore di rumore

(gennaio 2013)
 
 


simboli

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

(foto ed elaborazione di luciana riommi)


 
 

quelle parole soffocate a morte
e l’illusione che aver detto
aria alle radici
e rifiorire

come bastasse tingere di giallo
per dare luce al sole

 
 


ormeggi

(J. Mirò)

(J. Mirò)


 
 
non vendo stringhe |fili d’aquilone|
dove tenersi all’ultima illusione

rinforzo ormeggi e punti di sutura
quando non fa rumore |il passo|
ma sospira

 
 


quella parola

(foto di Luciana Riommi)

(foto di Luciana Riommi)

 

 

come se gravitasse verso il centro
d’inesplorate formule d’ingaggio
o liturgie  :  sacrificare i lineamenti
all’apparenza lucida
d’assenza
dove l’opaco inganna
come il confine che contiene a stento
regioni millenarie
di follia :
quella parola che stordisce il sonno
e sogna un mondo vero


infans

 

curiosità
nei paraggi di un luogo sconosciuto
e la fatica, anche, di non dire:
comunicare a gesti d’espressione
il vuoto che riempie
bocca e mani
aperte
ad afferrare l’aria e l’illusione.

a proposito: riflettersi
nel vetro smerigliato
dello sguardo:
sono a pezzi! –
e non c’è colla
che rimetta insieme i cocci.

ma qualche volta
è lucidato a specchio:
allora gorgogliare sogni d’acqua
dalla gola,
inventare altri fiumi
e rivoli salati: subito prosciugato
come scarto, il dono.

stringendo i pugni:
domani proverò col mare –

 

 


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