lingua morta

 

 

se parli come una lingua morta
– resuscitata, ma disadattata –
nessuno capirà, se mai qualcuno avrà sentito.
d’altronde non c’è curiosità
che ti ripaghi
né la restituzione d’altri pegni.
come quei segni impressi nell’argilla
finché non li decifri, dopo saranno pietra.

 

 

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forse

 
 
forse pensieri sottintesi
filosofie nascoste alla rinfusa
sui tavoli affollati dei caffè
dove si spende l’ultima moneta
povertà – di spirito intendevo –
e si consuma il tempo

la voce della storia : lingua morta
sotto strati di intonaci pastello
su muri finto-antico a craquelè
di una città che ha perso i sensi
e la ragione :

si mette in riga
per l’offerta in mostra
fa lo stesso se mostra d’arte
o zuppa di fagioli

 
 
(pubblicata in Dentro spazi di rarità, Antologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti editrice, 2015)