come sono i giorni

 

 

come un dolore al fianco acuto ma costante
e l’abitudine adattata a nuove percezioni
l’assuefazione
non sente più lo strappo
alla continuità d’essere stata storia
ma discontinuità della memoria
e nei frammenti ripercorre i bordi
di fallimenti
prove di partenze e prove di ritorni
ad altre permanenze, come sono i giorni.

 

 

invisibile

 

 

sarei rimasta invisibile davvero
a ogni inopportuna indiscrezione
invece quel ritratto
inverosimile
a colori e in bianco e nero
ha lasciato tracce
di memoria: è ancora tutto qui.
so che è un diritto scomparire,
ma come esercitare su di me
il meccanismo dell’oblio?

 

 

alzheimer

 

hai visto? anche tu perdi memoria
delle nostre sere

– quando?

e già, chissà se sono state, quelle sere,
o se le abbiamo solo immaginate

– c’eri anche tu?

oddio, stai peggio di quello che pensavo,
non ti ricordi più le mani nei capelli?

– c’ero anche io?

eravamo noi due. sai, m’imbarazza un po’,
ma mi pare che con noi ci fosse Amore… (?).

 

dall’isola alla costa

 

 

manterrò il segreto, non lo dirò a nessuno
come sia indossare questa gruccia,
pure se è lei che indossa l’anima sgualcita,
solidale all’illusione di solidità
ora che ci stringiamo alla memoria
contro i sussulti d’incubo, a luce di candele
consumate a sgoccioli di età
nei temporali estivi, quando il buio
pare bastasse un lampo a farsi giorno,
ma solo un attimo, intanto piove già:
domani non si esce, è mare grosso,
adesso è qui che sbatte sul pontile,
rinforziamo gli ormeggi, o se ne va.
guardo dall’isola alla costa,
guarda, laggiù finisce il mare.

 

 

voci fuori campo

 

 

 

interessanti tutte queste pantomime e le voci fuori campo,
e poi la storia
– per carità, non confondiamoci  –  le storie,
quelle minuscole che abbiamo tutti noi.
le novità qui sono bene accette
e io sono curiosa, come fa una scimmia,
così, piano piano li conosco,
so cosa fanno, dicono, non fanno,
quello che scrivono, e ho tanto da imparare.
però non ho mai preso appunti, nel mio lavoro, dico,
tante nevrosi le ho mandate giù a memoria.

 

 

come di tanto tempo fa

 

 

 

non ti ricordi d’aver respirato e quanti giorni fa
o la somma degli anni che hai impiegato
per arrivare al dunque – dov’eri? che non ti vedo da millenni –
sono millenni, anzi miliardi d’anni, d’anni_luce
da prima che non eri, e dopo, e adesso,
quanti ne ho coniugati – verbi – regolari, irregolari
in tutti i modi e i tempi: è che il mio tempo gioca, questo qua,
a immaginarsi una memoria come di tanto tempo fa.

la sensazione è proprio quella che deve aver provato
il tempo che rimane.

 

 

 

un’idea

lascio che sia un’idea ad accompagnare
la solitudine di passi abituati
a non spartire il peso tra le sponde
di una strada che non ricordo familiare
come d’altronde sfugge alla memoria
il nome di questo luogo
dove risiede il senso di essere in esilio :
l’espatrio  la cacciata  l’espulsione
come venire al mondo, ma senza protezione.

prima che fosse ormai

 

 

 

 

adesso che perdo il nome delle cose necessarie
potrei restituire queste ore
– me le ha prestate il tempo, ma non le uso più –
d’altronde non ho interesse per l’inutile
che nomino a memoria, ma senza nostalgia
– questa memoria stranamente selettiva
non si ricorda più com’era
prima che fosse ormai.

 

 

 

memoria

 

 

 

i dialoghi notturni e le distanze
e la memoria di ogni soliloquio.

*

astemia tra ubriachi
è la memoria in circolo
con le sue spine aguzze.

*

Verdrängung : non ricordo,
aspetterò il ritorno del rimosso.

*

ricordo bene i sogni e questa vita
girata all’incontrario.
questa è memoria vecchia.

 

il poco che vedevo

 

 

 

 

 
è come un lutto che non si può dire
non poter dire cosa è andato perso
nel vento, e oltre,
nella sosta di una sera in più,
ancora un’altra sera
e i giorni
senza memoria dei miei connotati.
non è l’infinità dell’universo
è il poco che vedevo quando ero.

 

 

 

il gioco del mondo

 

(il gioco della campana - immagine reperita in rete)

(il gioco della campana – immagine reperita in rete)


 

        forse non ho memoria sufficiente
        a colorare spunti di magia
        ma dalla terra al cielo
        erano salti della fantasia

       
       

      [trovato per caso oggi – 8 ottobre – questo particolare in un quadro di Gabriel Pacheco]

      particolare 'campana' Pacheco

domandarsi ancora

 

(foto di luciana riommi)

(foto di luciana riommi)


 
 

se è

che cosa sia / cosa non sia
se da un’idea / dalla visione
se l’immaginazione

talvolta : la memoria

di silenzi / o suoni o voci /
e marionette a smuovere figure
/ i chiodi sulle mani
sui ginocchi /
sempre socchiusi gli occhi

di tanto vuoto
un pieno di parole

 
 

è lungo viaggio

 
 

        ripercorrere i vicoli e le vie
        dalla periferia
        di verbi e di pronomi
        fino al centro
        in/abitato
        dove l’emozione

        senza parole
        a scrivere memorie
        è lungo viaggio dal silenzio in poi

       
       

      (pubblicata sulla Rivista Fermenti n. 242/2014)
       

non risponde

credenza-legno - fratture-4

 

 

non risponde – dalla calca d’afasia –
il tempo che mai rende
quello che implicito attendeva
(invano)  farsi voce
se il grumo che traversa la memoria
cede  (e ricade)
al fondo del rizoma
– alcuni preferiscono pleroma
come per dare più pienezza al vuoto –
dico :  al fondo
dove l’in-differenza disfa le matrici

 

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 

ho traslocato

 
 

ho traslocato l’anima in esilio
e i sassi
che mi porto dietro
da ripetuti danni:
macerie
già destinate alla disattenzione

come per ricomporre
l’inventario
mette in cornice pezzi di memoria
strappi nella trama
ed autoinganni.
disadattata più di quanto basta
lucida a specchio
sembianze d’irrealtà
dolore fondo:

nel disumano estraneo d’altro mondo