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e non è

 

 

 

 

e non è l’attimo dei vivi
non è nemmeno tempo
–  quell’incredulità

 

 

 

 

 

 

 


gira e rigira

 
 

ti ho sentito dire
con assoluta certezza
di un infinito mare

– e la gaiezza
di restare
eternamente
lì a sognare –

gira e rigira parli di morire

 
 


con/fusione

(Michelangelo, Pietà Rondanini)

(Michelangelo, Pietà Rondanini)


 
 

      quel sogno di una |asfittica| simbiosi
      e desiderio d’innocenza |inconscietà|
      come
      tornare nudi al nido della cova :

      forse è già morire, ma confonde

     
     


soffiare contro

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 
 

        quando aspettarsi scorrano le vene
        parole alla scrittura
        come soffiare contro
        un’intenzione di caparbietà
        e forma reticente all’avventura

        lui
        che non sa di verbi e tempo
        che non declina/coniuga spartiti
        lui
        che a nominarlo muore

       
       


nel blog di Miglieruolo

 
 

Sono infinitamente grata a Mauro Antonio Miglieruolo che ripropone nel suo blog il mio “lasciati tacere”
 
http://miglieruolo.wordpress.com/2014/05/18/lasciati-tacere-di-luciana-riommi/
 
 


lasciati tacere

(foto d Luciana Riommi)

(foto di Luciana Riommi)

 

sapevo della terra del silenzio
dove pensieri ancora sognano parole
dove una traccia d’ombra
ha immaginato specchi
per osservare i segni e la distanza
tra l’orizzonte e i passi
come volesse nascere al morire :
nell’indistinto uguale delle ore
lasciati tacere


quanto silenzio

(Christian Hetzel, crossings)

(Christian Hetzel, crossings)

                                                                                                  di  Luciana Riommi

se le parole tacciono i percorsi
tracciati lungo i passi
che hanno segnato il tempo
e le distanze da coprire
quanto silenzio ancora da svelare
intorno all’illusione
di questa voglia insana di mostrare
la cosa che nascondi
la cosa che non c’è  :  morire

 
 
(pubblicata sulla Rivista Fermenti n. 242/2014)
 


senza parole

perdere colpi, perdere ragioni,
perdere il senso di girovagare
quello che non sai
– e la chiarezza lucidata a cera
come un fondotinta sull’infelicità,
correttore di rughe d’incertezza
e segni di durata,
alleggerisce il peso della fine
nella finzione di portarlo a spalla

mi chiedo quante volte
l’abbia lasciato piangere
per fame o per amore – il figlio –
e come abbia creduto – madre –
che fosse per capriccio
e da punire col silenzio il vizio
di domandare assenso al desiderio
di imparare da lei a dire la miseria,
l’angoscia, la paura:
cadere senza fine – che è morire –
se le sue mani non sono lì a tenere

in assenza
lui si aggrappa all’orlo della veste


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