profondo il taglio

 

 

resta profondo il taglio
se ha reciso
parole dalla vita.

quelle ore lunghe
di silenzi mancati.

 

 

 

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non sprechiamo il fiato

 

 

non sprecare il fiato, che scarseggia,
tanto cadono giù pure se sembrano leggere
– lo sai, la gravità fa scendere una piuma –
e non credo ci sia mai parola senza peso
il peso stesso, a volte, della levità
inopportuna se si richiede d’esser seri
ma poi, se penso all’attenzione
alla cura che ci vuole a non tradirne la funzione:
significare al meglio quello che c’è da dire,
dunque la precisione,
no, non sprechiamo il fiato a pronunciare
parole che hanno perso, per poco che sia dato,
il peso di una qualche verità.

 

 

un’altra storia

 

 

questa sera mi racconto un’altra storia,
la storia di uno sguardo non comune
che osserva
ma ascolta il suo guardare
l’immaginario che immagina di sé.
gli presterò parole
quelle che vedo/sento nel muto di figure
altrimenti a ripetere l’uguale
nell’illusione della scena di realtà.
forse è così che imparerò a parlare.

 

 

 

volevo giocare alle parole

 

 

 

Volevo giocare alle parole – aprire un varco nell’indistinzione, perlustrare bordi sconosciuti, sconfinare, poi ritrovarsi in tasca lo sgravio dell’assenza e sospensione provvisoria della pena: assistere le doglie e dare un volto al figlio che sarebbe stato il prologo in effigie di un pensiero nascituro, e infine dargli un nome.
Ma ho incontrato un altro gioco, senza interesse a questa lallazione – dell’anima, che esercita il linguaggio per dire di se stessa, di come accade il mondo alla sua vista, della sua stessa cecità, non della mia o della tua emozione.
Lei non ha complici di viaggio, né consanguinei disposti ad ascoltare il brontolìo di un sentimento strano, incauto, d’incertezza – privo d’incanto, indelicato, senza sapore di prelibatezza. Perché l’io non si allontana volentieri dal témenos protetto dove si gioca a chi sa dire meglio quelle che tutti hanno sentito già – parole che seducono all’ascolto e all’emozione. E collaudate strategie d’ingaggio: il senso di incolmabile mancanza, frustrazione e vuoto, e nostalgia di altrove immaginari, e la bellezza eterna della caducità: come si fa a non accorrere in soccorso di chi corteggia in solitudine tanta profondità?
A questo gioco vince facile la voglia di potere, ben nascosta, per chi non sa vedere, in pillole indorate di reciproca finzione.

Io volevo solo giocare alle parole, ma era una fantasia d’onnipotenza: il desiderio di autenticità.

 

 

 

 

 

anatre

 

cinque anni fa (11 aprile 2013) si faceva birdwatching…

 

anatre-veio-lg1

Dipinto di Louis Garden ripreso dalla “Tomba delle Anatre (Parco di Veio)” 

 

 

nell’ora dell’anima carponi
incline alle sue zolle___
dove sfinisce
sete d’acqua e terra
l’attimo ripiegato all’aria scura
e l’assolata nostalgia di soste
ad annusare
l’umido di parola ancora infante
___ solo un corteo di anatre
sorvola la terrazza

 

 

 

wounded peach

IMG_0890 pesca ferita

(foto di luciana riommi)

 

era certo un’altra cosa strampalata
o magari una rosa già sbocciata
e tuttavia non amo l’allusione
a frutti di stagione o primaticci.
volevo dire altre cose dissennate
gridare il discontento, il mio dispregio
la collera di un nulla amante di parole
e inascoltato.
ma è inelegante e senza sentimento
– il freddo dell’inverno è anaffettivo? –
l’ora pomeridiana andata persa
in quest’insolito flusso d’incoscienza.

intanto nel mio riparo autistico
ascoltavo le immagini parlare.

 

Paul Celan (da «Svolta del respiro»)

 

ACCIECA, fin da oggi:
anche l’Eternità è piena di occhi –
in essa
affoga ciò che aiutò le immagini
a far la loro strada,
in essa
si spegne ciò che anche te
distolse dalla lingua, con un gesto
che hai lasciato fare, come
la danza di due parole fatte soltanto
di autunno e seta e nulla.

guarda

Riflessocon olivo (bianco e nero)

guarda,
non faccio mai sconti ai pensieri
alle parole
ai gesti,
non frequento mercati d’occasione
dove sbrigare alchemici mestieri
per distillare scorie d’ambizione

– ho preferito sempre i miei silenzi
a quel rumore brutto
che offende anche cellule già in lutto

 

parlavo

 

di non sapere mai perché
né dove ricercare
ansiosamente
– se non astiosamente –
scampo

è che non basta guardare le figure
per abbassare palpebre all’orecchio
ed oscurare il suono di parole
che hanno mancato
il senso di parlare

e dunque
la voglia di tacere
per non sommare inutile
a rumore

(in Antologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti editrice, 2015)

refusi

 
 

cerco un testo da leggere in sordina
se d’altra parte è canto
l’enfasi di parole ribattute
su refusi di profondità
dove ad alzare i toni
è l’incoscienza
urlata a viva voce
in gola alle nostre sordità

 
 
 

su l’EstroVerso – 21 ottobre 2014
http://www.lestroverso.it/?p=7335
 
 

è lungo viaggio

 
 

        ripercorrere i vicoli e le vie
        dalla periferia
        di verbi e di pronomi
        fino al centro
        in/abitato
        dove l’emozione

        senza parole
        a scrivere memorie
        è lungo viaggio dal silenzio in poi

       
       

      (pubblicata sulla Rivista Fermenti n. 242/2014)
       

e tuttavia

 

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 

          • quel malanno di parole
          • gettate a ricucire
          • spazi di manovra
          • e ripartire per un altro giro
          • nell’incerto raggio
          • di una rotta
          • che non sa dire dove

e tuttavia
lo sguardo aperto
al nero delle ore
come una goccia stempera il colore

 

(in Antologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti editrice, 2015)