non è pietra, non è sasso

so che non è pietra, non è sasso
sento che batte, anche se un po’ incostante,
tra costole e altre ossa già invecchiate
comunque batte la sua vitalità,
ma non lo chiamo cuore,
la rima troppo facile è l’amore
e troppo spesso è la banalità.
come se poi la vita la sapesse il corpo,
teatro di pulsioni a metà strada
tra l’obbligo d’istinto  – che non sa –
e la coscienza  – un’ombra.
o la sapesse, la vita, quel teatrino
che ha già assegnato i ruoli alle comparse,
interpreti perfetti del copione
che non dà margine a nessuna libertà.
che a sapere della vita sia soltanto la passione?
ma lì, tra patimento e godimento
c’è sempre confusione.
per me pensavo al gusto d’incontrare,
semplicemente dire: io sono viva, e tu?

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immagine

 
 

«La psicanalisi dice anche che l’immagine, lungi dal lasciarci fuori causa e dal farci vivere sul piano della fantasia gratuita, sembra consegnarci profondamente a noi stessi. Intima è l’immagine, perché essa fa della nostra intimità una potenza esteriore che noi subiamo passivamente: al di fuori di noi, nel regresso del mondo che essa provoca, trascina, smarrita e brillante, la profondità delle nostre passioni.»

 
 

Cartoni-4bis-b giallo e blu ridotto

 
 

«[…] si tratta di condurre le cose a svegliarsi come riflesso e la coscienza a condensarsi in cosa.»

 
 

Cartoni-4bis-b giallo e blu con tenda ridotto

 
 

«[…] il “reale” entra in un regno equivoco dove non vi è più limite, né intervallo, né momenti, e dove ogni cosa, assorbita nel vuoto del suo riflesso, si avvicina alla coscienza la quale si è essa stessa lasciata riempire da una pienezza anonima. Così sembra ricostituita l’unità universale.»

 
 

testo di Maurice Blanchot tratto da Lo spazio letterario

 
 

(foto ed elaborazioni di luciana riommi)

 
  
 

nell’assolato mormorio del grano

(foto di luciana riommi)

(foto di luciana riommi)

troppo angusto lo spazio di manovra
nella sfinita assenza
di sostare
al tempo degli ulivi
senza che una parola
dia l’unzione
all’ingranaggio della fonazione

come intonati – a volte –
a una segreta assuefazione
rumori di preghiera
versi d’amore
e pena d’abbandono
e seduzione – sempre –
la passione
a trascinarsi – stracci alla deriva –
verso gli stessi dèi
che hanno lasciato il campo
increduli all’idea

e tuttavia alla morte
già digrigna i denti
– nell’assolato mormorio del grano

(pubblicata in Dentro spazi di raritàAntologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti editrice, 2015)