il pathos della bellezza

 

«Soltanto un’idea della bellezza come la forma della complessità del mondo, e di noi soggetti nel mondo, può salvare dall’idiozia, dall’annientamento, dall’opaco del male e può rispondere a una esigenza estetica che è anche etica e quindi anche politica. È anche l’insegnamento di Adorno. L’arte non deve sanare le contraddizioni ma compierle portandole all’estremo. In questo modo l’arte può insegnarci la disciplina che costringe il pensiero a pensare contro se stesso, a pensare dunque anche l’impensato.»

(Franco Rella, “Il pathos della bellezza”, in Pathos. Itinerari del pensiero, Mimesis, 2016, p. 62)

 

 

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catechesi

 

imparentati con la stessa madre
– lei, come si sa, sragiona –
anche i figliastri non li vedo bene
– eros, dico, sesso, amore
o la passione, pathos, con punte di dolore –
poveretti, sempre confusi con un pizzo di mutanda
come fosse solo lì, nella banalità
– “uomini e donne” ormai ha fatto scuola –
l’esercizio quotidiano di emozione.
ognuno scelga la palestra che gli aggrada
e i muscoli che vuole rassodare,
però sarebbe onesto si astenesse
dal farne catechesi, ché non è una religione.