désastre

 
 

«Quando scrivere è scoprire l’interminabile, lo scrittore che entra in questa regione non supera se stesso verso l’universale. Non va verso un mondo più certo, migliore, meglio giustificato, dove tutto si ordini secondo la chiarezza di una luce giusta. Non scopre il bel linguaggio che parla con decoro per tutti. A parlare in lui, è il fatto che, in una maniera o nell’altra, egli non è più se stesso, non è già più nessuno»

(M. Blanchot, Lo spazio letterario, Reprints Einaudi, Torino 1975)

 
 

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 
 

«Penser le désastre (si c’est possible, et ce n’est pas possible dans la mesure où nous pressentons que le désastre est la pensée) c’est n’avoir plus d’avenir pour le penser»

(M. Blanchot, L’écriture du désastre, Gallimard, Paris 1980)

 
 

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