specchio delle mie brame

in fondo neanche serve una diagnosi del male
che contagia
a non distinguere
impietose suggestioni
d’essere io senza un’identità

specchio, specchio delle mie brame
– non rispondere, so già
che questo io è il più bello del reame.

°

si fa presto a dire quand’è nato
ma venire al mondo
non è come si crede
– neanche il vagito basta
alla vitalità.

sai quale fantasia raccoglie
prima che tocchi terra
il tuo progetto di singolarità?

 

 

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Come ti sei ridotto

 
 

come ti sei ridotto
dall’attimo del fiato che tirasti
per rifiatare un po’ dalla monotonia:
uno, tutt’uno ancora indefinito,
impensata la singolarità che ti compone.
hai fatto polvere dell’infinita densità
e si è rappresa in grumi di materia,
hai fatto spazio al vuoto
dove galleggia oscura antimateria:
disseminate le tue contraddizioni
nelle molecole del corpo che ti incarna,
contro natura, per esercizio di vitalità.

poco più di niente
alla periferia di uno dei quartieri
che ancora ti propaga,
dove tutto strilla più di un altro strillo
dove le insegne lungo gli steccati
sui campi di battaglia, nei mercati,
unico enorme centro commerciale
per stuzzicare il crampo della voglia,
dove in mostra bambini appena nati
ottima cura – dice – per la sterilità