quanto fa strano

 

 

quanto fa strano questo silenzio insolito al mattino
qui, dove né albe né tramonti fanno testo
per ricordarsi di un piccolo destino.
viene voglia di camminare sulle punte
senza lasciare tracce sul terreno
già tanto ingombro della sonorità
frenetica di tacchi
che non servono a (s)lanciare verso il cielo,
solo battere il tempo
indaffarato
a (s)correre più in fretta.
forse loro sanno che la velocità
rallenta la misura.

 

 

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e così via

 

 

e questa storia, a conoscerla
da quando è cominciata fino a qui:
corsi e ricorsi,
ripetizioni,
rivoluzioni, fallimenti
e regressioni
quando non calza la misura di realtà
e il verso contrario
improvviso a volte come il vento,
a volte no, rimonta piano piano
carsico, sotterraneo, finché sfocia
e butta tutto all’aria, secoli e millenni
anche soltanto il giro di due anni:
l’idea che non esista tempo
qui o altrove
e così via.

 

 

come di tanto tempo fa

 

 

 

non ti ricordi d’aver respirato e quanti giorni fa
o la somma degli anni che hai impiegato
per arrivare al dunque – dov’eri? che non ti vedo da millenni –
sono millenni, anzi miliardi d’anni, d’anni_luce
da prima che non eri, e dopo, e adesso,
quanti ne ho coniugati – verbi – regolari, irregolari
in tutti i modi e i tempi: è che il mio tempo gioca, questo qua,
a immaginarsi una memoria come di tanto tempo fa.

la sensazione è proprio quella che deve aver provato
il tempo che rimane.

 

 

 

comunque un’emozione

 

 

 

è che non sono quasi mai distratta
– pure se qui è tutto distrazione –
ma non mi pare d’essere ossessiva
quando registro assente chi non c’è
e chi c’è  – a casaccio
come la raffica di un’aria troppo scossa
piega l’ailanto e tosa le lantane –
quando osservo il tempo che si sdoppia
e resta ferma al palo un’irrealtà
tra successioni armoniche a sostegno
– figure, suoni, voci – di parole
il senso che intuisco oppure no,
comunque un’emozione.

 

 

 

pensieri inversi

 

 

questi pensieri inversi
distesi qui sul dritto delle cose
abbandonate al sole quando è caldo
in questa sera dubbia che non è

né dubbio né certezza, come d’altronde
se camminassi avanti o indietro
per trovare il tempo
su una punta di grafite 0,3

 

 

 

 

 

terra d’ombra

(elaborazione di luciana riommi)

(elaborazione di luciana riommi)

 
 

    ho setacciato
    terra d’ombra
    tra pieghe d’incolore

    cercavo il tempo
    che s’attarda a immaginare
    come sarebbe – un attimo –
    sostare

 
 
(tratta da Dentro spazi di rarità, Antologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti Editrice, 2015)
 

sarò prolissa

 

sarò prolissa. quando è confusione
di una testarda voglia di parole.
non sembra cosa buona
riflettersi allo specchio di un pensiero
e ritardare ancora
ma il fatto
è risalire il vento
senza sapere di anemometria
è sparigliare il tempo
dove nessuno sa che ora sia
se sarà oggi o è stato già domani
e fonde
l’oro colato da quadranti ciechi
dove aggirarsi ciechi ad ogni direzione.
prendere appunti
o fare stampe per contatto
– le dita intorno al nero

(in Antologia Nuovi Fermenti Poesia, 9, Fermenti editrice, 2015)

non risponde

credenza-legno - fratture-4

 

 

non risponde – dalla calca d’afasia –
il tempo che mai rende
quello che implicito attendeva
(invano)  farsi voce
se il grumo che traversa la memoria
cede  (e ricade)
al fondo del rizoma
– alcuni preferiscono pleroma
come per dare più pienezza al vuoto –
dico :  al fondo
dove l’in-differenza disfa le matrici

 

(foto ed elaborazione di luciana riommi)

 

lasciati tacere

(foto d Luciana Riommi)

(foto di Luciana Riommi)

 

sapevo della terra del silenzio
dove una traccia d’ombra
ha immaginato specchi
per osservare i segni e la distanza
tra l’orizzonte e i passi
come volesse nascere al morire :
nell’indistinto uguale delle ore
lasciati tacere

(scrivere)

(scrivere) : una mia poesia su L’EstroVerso

(scrivere)

not doing

Paul Klee - Pierrot Lunaire (1924)

Paul Klee – Pierrot Lunaire (1924)

 

in_dolente perimetro di noia
e tuttavia it isn’t empty time
l’ìncavo delle mani
e giri di parole   controvoglia
a rimestare quello che  stantìo
resta da consumare :
tutto il tempo
che occorre per non fare